Oltre cento lettere con insulti e minacce e un pacco con un proiettile sarebbero stati recapitati nei giorni scorsi all'ambasciata indiana a Roma. È quanto ha scritto ieri il «Times of India», in un servizio dedicato al caso dei marò dal titolo: «L'Italia ricorre all'intimidazione?». «L'Italia ora ricorre a tattiche di intimidazione nel tentativo di ottenere la liberazione dei due marines», afferma il giornale nell'edizione online, «dopo il braccio di ferro, ora sono arrivati alle mail di odio, l'ambasciata indiana ne ha ricevute oltre cento con minacce e un pacco con un proiettile». Nessun commento dalla sede diplomatica a Roma: «Non confermiamo la notizia, non abbiamo dichiarazioni da fare», ha spiegato all'genzia Agi un funzionario dell'ambasciata. Intanto però l’Italia continua le sue pressioni a livello diplomatico per ottenere la liberazione dei marò. Dopo aver richiamato nei giorni scorsi il nostro ambasciatore in India «per consultazioni» e aver convocato l’amdasciatore indiano a Roma, è stata ventilata anche l’ipotesi di non far partecipare l’India all’Expo del 2015 che si svolgerà a Milano. Una operazione che però Giuseppe Sala, Commissario Unico e ad di Expo 2015 rifiuta. «Bisogna essere freddi e lucidi su questa questione – ha dichiarato – Non sono d'accordo sul fatto che si debba procedere all'espulsione dell'India» come proposto da Forza Italia. «Il tema è di natura politica», ha continuato Sala, che ha parlato a margine di un convegno sulla pubblica amministrazione, all'università Bocconi di Milano, «quindi lascio alla Farnesina. Dopo di che noi abbiamo il ruolo di lavorare sui contratti». «Il danno economico con l'Expo mi pare che sia una quota minimale rispetto al danno dell'economia tra Italia e India», ha ripetuto, sottolineando il fatto che, l'espulsione del Paese «va valutata». «Mi pare che il tema sia molto più importante della partecipazione all'Expo». Intanto la vicenda dei nostri due militari continua a tenere altissima la tensione fra l’Italia e l’India. Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì prossimo quando la Corte Suprema indiana dovrebbe decidere sul capo di imputazione del quale sarebbero accusati e soprattutto dovrebbe fornire le prove. Ma negli ambienti italiani ormai prevale la sfiducia perché i giudici indiani sono ormai arrivati a ben 26 rinvii da quando Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono stati arrestati a New Delhi. Fino a oggi nei loro confronti i giudici indiani non hanno formulato alcun capo di imputazione. Ma i due marò sono «prigionieri» da oltre due anni, ospiti dell’ambasciata italiana ma senza la possibilità di uscire dall’edificio. Riescono comunque a contattare le famiglie utilizzando il computer e stanno seguendo corsi di aggiornamento. Le mogli dei due fucilieri sono state ospiti alla conferenza stampa della presentazione del festival di Sanremo riscuotendo la solidarietà da parte di tutti. E ieri sono state ospiti a Montecitorio per rilanciare la loro battaglia per la liberazione dei mariti. Una vicenda che va avanti da oltre due anni e della quale non si vede ancora la fine.
Busta con proiettili all’ambasciata indiana
Il «Times of India»: intimidazioni per ottenere la libertà dei fucilieri. Nella sede a Roma arrivate anche centinaia di mail con insulti
