Oltre 80 anni di carcere: questa la decisione della Corte d’appello di Roma sul processo alla cellula dei Casalesi che si erano trapiantati nel quadrilatero formato da Anzio, Nettuno, Aprilia e Latina. Una sentenza storica che conferma l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso (la prima che supera il secondo grado di giudizio nel Lazio) e conferma in gran parte quanto già deciso dal processo di primo grado: sul litorale pontino esisteva una cellula di camorra che operava sul territorio. Capi promotori sono considerati Pasquale Noviello (condannato a 25 anni ) e la sua compagna Maria Rosa Schiavone (nipote del mammasantissima dei casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone e condannata a 16 anni e 8 mesi); condanne pesanti anche per Francesco Gara e Agostino Ravese (entrambi condannati a oltre 15 anni) e per Dario Flamini (condannato a 5 anni e sei mesi). Immutata la pena inflitta a Mario Noviello (padre di Pasquale, condannato a 5 anni). Una sentenza storica che certifica (in attesa del giudizio della Cassazione) come gli interessi del clan originario di Casal di Principe in Campania, si fossero spostati anche a due passi dalla Capitale, riproponendo il medesimo modello criminale.
80 anni alla cellula dei Casalesi
Oltre 80 anni di carcere: questa la decisione della Corte d’appello di Roma sul processo alla cellula dei Casalesi che si erano trapiantati nel quadrilatero formato da Anzio, Nettuno, Aprilia e...