C’è un’emergenza nazionale che lascia nella totale indifferenza la maggior parte degli italiani che non si riversano indignati nelle piazze e non scuote l’opinione pubblica. Eppure non dovrebbe far dormire sonni tranquilli perlomeno a chi ha figli in età scolare. In Italia ci sono quarantamila istituti scolastici. Quasi la metà (due scuole su cinque) hanno problemi strutturali o di sicurezza. Quando ancora si ragionava in lire era stato calcolato che occorrevano ben ventimila miliardi per ristrutturarle tutte. Oggi sono cinque miliardi di euro. Una barca di soldi che finora non si è trovata. Anzi spesso e volentieri i fondi destinati all’edilizia scolastica prendono altre strade. E nessuno s’indigna, se non i diretti interessati. E cioè il fantomatico mondo della scuola che diventa importante solo in campagna elettorale per tornare, a giochi fatti, a vestire i panni di Cenerentola. L’Italia è anche un paese dove certi tabù perseverano più tenacemente di altri. Uno di questi è la conoscenza, attraverso la compilazione di un elenco in continuo aggiornamento, della situazione strutturale e di sicurezza, in cui versano le scuole. Il Ministero dell’Istruzione ci ha provato e riprovato ma sembra che la mappatura completa sia una impresa ciclopica. Tra gli ultimi provvedimenti presi dal ministro Carrozza c’era un accordo siglato in Conferenza Unificata per un Sistema Nazionale delle anagrafi dell’edilizia scolastica (Snaes) definito «più efficace e snello». Insieme al ripristino dell’Osservatorio sull’edilizia che avrebbe dovuto verificare «la funzionalità del sistema e la conformità delle regole tecniche» lo Snaes veniva salutato «come strumento fondamentale per una migliore trasparenza e gestione dei dati». Per ora è tutto congelato. Vedremo cosa succederà con il nuovo governo Renzi. Sembra che il Miur non abbia l’obbligo di pubblicare i dati sullo stato dell’edilizia scolastica e che, probabilmente, non sia tenuto ad avere una Anagrafe nazionale aggiornata. Comunque sia alcuni dati in questione furono divulgati ai tempi della gestione Profumo. Fanno rabbrividire. Ben l’82 % delle scuole non ha un certificato di prevenzione incendi. Il 33,5 è sprovvisto di impianto idrico antincendio. Una su due non ha una scala di sicurezza, quattro su dieci non hanno l’impianto elettrico a norma. Quattro edifici su dieci si trovano in zone ad alto rischio sismico. Nuovi dati, altrettanto inquietanti, emergono dal rapporto 2013 di CittadinanzAttiva. Più della metà delle scuole nazionali non ha il certificato di agibilità statica, più di 6 su 10 quello di agibilità igienico sanitaria e di prevenzione incendi. Non va meglio sul fronte della manutenzione ordinaria. Poco o nulla si fa perché, inutile dirlo, mancano i soldi. Nel 51% degli edifici tapparelle rotte, finestre rattoppate con lo scotch, controsoffitti con pannelli mancanti e fili elettrici penzolanti, muffe e infiltrazioni d’acqua nei bagni, giardini impraticabili dove regnano erbacce e ortiche. Non si salvano neanche i corredi scolastici. Banchi rotti, sedie claudicanti e senza schienali. Oppure mancanza di sedie tout court. In certi istituti della Capitale il gioco preferito è il rubasedia. Chi rimane senza risolve così. Per non parlare, poi, delle dimensioni delle classi che diventano sempre più piccole con l’aumento degli alunni e la difficoltà di aerazione. Il 20% delle aule presenta distacchi d’intonaco sui quali nessuno interviene. D’inverno sono ghiacciaie e d’estate si trasformano in forni. Mentre una palestra su quattro ha infiltrazioni d’acqua, con tutti i disagi che comportano. Recentemente il vice presidente dell’Associazione Nazionale dei Presidi Mario Rusconi ha lanciato una proposta che se venisse raccolta dai diretti interessati potrebbe determinare un cambiamento di rotta. «La situazione è gravissima - ha spiegato il preside - e ogni giorno succedono centinaia di incidenti, alcuni finiscono in tragedia come quella che si consumò nel liceo di Rivoli quando la caduta improvvisa del controsoffitto in un’aula causò la morte di un ragazzo. Nello stesso tempo però succede che lo Stato non ha risorse se non pochi spiccioli. Quindi abbiamo pensato di rivolgere un appello alle aziende private affinché finanzino le scuole anche per favorire la formazione degli studenti per il mondo del lavoro. E poi già che ci siamo chiediamo pure agli enti locali di fare meno sagre della salsiccia e della castagna e di investire nella scuola».
Metà delle scuole è fuori legge
Niente manutenzione: aule inadeguate, umidità, caduta intonaci, impianti elettrici non a norma e zero prevenzione degli incendi
