Politica

Grillo urla e Renzi se ne infischia

Il faccia a faccia alla Camera. Soliloquio del leader M5S: «Non sono democratico con te» La replica: «Esci da questo blog». E sul blog scoppia la rabbia: «Beppe ci ha preso in giro»

«Esci da questo blog, da questo streaming». «È finita, caro. Me ne vado». Non il tentativo di dialogo messo sul tavolo da Pier Luigi Bersani di fronte agli irriverenti portavoce della prima ora Vito Crimi e Roberta Lombardi. Né la loro messa in riga («scongelatevi») avvenuta poco tempo dopo con Enrico Letta. Nel terzo confronto streaming tra Pd e M5S in poco meno di un anno scendono in campo i «top player» e sono subito scintille. Cazzotti. Matteo Renzi e Beppe Grillo si siedono l'uno di fronte all'altro per poco più di dieci minuti, senza in realtà parlarsi mai. Il leader del M5S è reduce da una rumorosissima piazzata a Sanremo, («ieri sera ero a farmi prendere per il c... da Fazio con i finti operai che volevano suicidarsi», attacca) e lascia intendere sin da subito che non si parlerà di programmi o riforme. «Dove sono le microspie?», scherza. Il premier incaricato ci prova: «Non ci sarà un accordo vecchio stile, non siamo qui a chiedere la fiducia» esordisce, ma il comico lo blocca subito. «Tu rappresenti le banche, i poteri forti, sei una persona non credibile», attacca. «Dici cose bellissime, vai in giro con il camper, niente scorta... Ma no, non ti faccio parlare. Non sono democratico con te, non abbiamo tempo per te». In realtà, è stata proprio la tanto amata «democrazia diretta» a stabilire che il leader del M5S dovesse spendere il suo tempo in quelle che il duo Grillo-Casaleggio aveva definito «consultazioni farsa». La rete ha detto sì all'incontro e il comico rispetta il suo volere. Sale in macchina di buon mattino a Genova e si presenta a Montecitorio per confrontarsi con «Renzie». Solo nelle intenzioni, però. Perché appena arrivato nella sala del Cavaliere non riesce a farsi interlocutore di quel mondo che vuole mandare a casa, spazzare via. In un attimo l'ormai famoso «uno vale uno» scompare, sacrificato all'io Grillo. I capigruppo D'Incà e Santangelo non aprono bocca. Spettatori non paganti: nella sala del Cavaliere, come davanti al teatro Ariston. Il premier incaricato prova a parlare di abolizione delle province, di riforma del Senato. Ma niente da fare. Il comico è un fiume in piena. Le parolacce aumentano, le immagini splatter anche. In tv sarebbe un «beep» continuo. Entrambi i duellanti si calano perfettamente nella parte. «Non è un trailer del tuo show, mi dispiace se le prevendite non vanno bene - è la replica di Renzi - ma facciamo un po’ per uno, non mi interrompere, mi sembri un incrocio tra Gasparri e la Biancofiore» scherza, ma la situazione precipita. «Non ti faccio parlare, me ne vado», sentenzia Grillo. «Esci dal questo blog, da questo streaming», gli urla in faccia Renzi. Lo streaming si interrompe e il «combattimento» tra i due si sposta nei corridoi dei Palazzo e sui social network. Le tifoserie, contrapposte, assegnano i punti. «Non avevamo nulla da dire ad una persona che conosciamo come incoerente e non credibile politicamente. Ho visto con i miei occhi un Renzi spiazzato, imbarazzato, ad un certo punto rosso in volto quando Beppe gli ha ricordato in faccia quello che è il suo pensiero su di lui. Non c'era null'altro da dire. Sono persone senza una credibilità politica», taglia corto Santangelo. Festeggiano, postando su Facebook una foto che li ritrae con Grillo, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista («Stanno diventando dei leader», ha detto di loro il capo in diretta tv). «La parola che conta è credibilità. C'è chi sta dalla parte dei cittadini e chi sta con i poteri forti», è la didascalia scelta: uguale per entrambi. Ma tra i grillini non mancano le voci critiche. Grillo «non mi è piaciuto, da questo incontro rischia di uscirne un'immagine offuscata», ammette il senatore Luis Orellana che evita di dare giudizi su vincitori e vinti. Anche in rete i delusi non sono pochi: «Dovevano parlare i portavoce, non Grillo», scrive su Twitter un elettore M5S. «Non mi è piaciuto Grillo oggi - gli fa eco Elettra - Non ascoltare è una strategia di difesa, ma non è un merito». C'è poi chi si sente preso in giro: «Avete chiesto alla rete, la rete vi ha chiesto di andare voi non volevate, siete andati ma in realtà avete fatto solo finta. Avete sprecato un'altra occasione per proporre». «Dopo il match in streaming le due speranze italiane tornano a casa - sintetizza con ironia qualcun altro - Matteo ad Arcore e Beppe alla neuro».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.