«Oggi e domani lavoro sul programma, sulle cose da fare». Matteo Renzi morde il freno, vuole chiudere ma senza fretta. L’obiettivo primario è blindare l’accordo di governo con le forze politiche che appoggeranno il governo per garantire all’esecutivo che nascerà un sostegno solido in grado di avere un orizzonte di legislatura. Fino al 2018. Renzi durante le consultazioni con i partiti nella sala del Cavaliere della Camera, assistito dai fedelissimi Graziano Delrio e Lorenzo Guerini - due possibili sottosegretari alla presidenza del Consiglio - ripete alle delegazioni i propri obiettivi. E spiega di voler fare le cose «per bene, alla Matteo», senza eccessiva fretta. Solo dopo aver concluso il patto di maggioranza metterà testa alla squadra di governo. «Tutto marcia spedito», assicura Renzi ai suoi, spronandoli a «correre, correre, correre» per arrivare in Europa il primo luglio, quando inizierà il semestre di presidenza italiana, «con i compiti fatti». Prima l’intesa politica, poi le poltrone quindi. Il nuovo esecutivo dovrebbe nascere nel fine settimana, giurando al Quirinale nelle mani del presidente Giorgio Napolitano tra sabato e domenica. Fiducia in Parlamento lunedì e martedì. La partita è ancora tutta aperta. I nodi principali da sciogliere riguardano il ministero dell’Economia e quello della Giustizia. Dopo una consultazione durata oltre un’ora, Alfano esce dalla sala del Cavaliere e sui due dicasteri-cardine spiega che per via Arenula «serve una persona che per la propria biografia, storia, per le cose che ha detto e fatto fosse percepito dall’opinione pubblica come un garantista, non un giustizialista. Altrimenti non ci stiamo». Mentre per via XX Settembre «vogliamo qualcuno che non sia in dissenso con le nostre proposte ma che in testa sua e in cuor suo le condivida - spiega il leader del Nuovo Centrodestra - Chiederemo al presidente incaricato di suggerire dei nomi che siano compatibili con le nostre proposte, che a ogni evidenza sono di centrodestra. Luca Cordero di Montezemolo ? Noi non facciamo il totoministri, lo leggiamo sui giornali». Difficile trovare il bandolo della matassa su Economia e Giustizia. Anche se in casa renziana si tende a minimizzare l’aut aut di Alfano. «Il clima è stato tranquillo, si è parlato solo di programma e non c’è stato nessun accenno a problemi, né ci sono stati diktat», spiega il segretario del Pd ai suoi al termine del colloquio con la delegazione Ncd. Dopo la prima giornata di consultazioni di Matteo Renzi, pian piano si va componendo il quadro del nascituro governo. La maggioranza è delineata: sarà la stessa che ha sostenuto Letta, quindi Partito democratico, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Per l’Italia (Popolari e Udc). Renzi avrà gli stessi numeri del premier uscente al Senato, anche se il leader Dem continua a confidare in qualche defezione grillina e nel Gal «per mettere in sicurezza» il governo. La condizione di partenza è comunque la maggioranza di Letta e da questo assunto si partirà per formare l’esecutivo. Alcune caselle sarebbero già sicure. Alla Giustizia salgono le quotazioni di Livia Pomodoro , presidente del tribunale di Milano. Sul programma Renzi dovrà discutere anche con la minoranza. A Montecitorio, a margine delle consultazioni, Gi anni Cuperlo incontra il segretario per chiedere l’apertura di un confronto sull’asse politico e del programma. Domani ci sarà la direzione del Pd e lì la minoranza presenterà un documento con le sue proposte. Ma tutto è legato anche agli esponenti che entreranno a far parte del governo. Renzi vorrebbe coinvolgere l’area Cuperlo e per un posto da ministro circola proprio il nome dell’ex presidente dell’Assemblea nazionale dei Democratici. Ma i dubbi nell’area Ds non mancano e riguardano proprio via XX Settembre. È sull’Economia che si concentrano le attenzioni della minoranza Pd, di Ncd e anche del Quirinale, che ha ben presente la proiezione internazionale di quel ministero. I nomi in campo sarebbero ancora quelli di Lucrezia Reichlin , del bocconiano Guido Tabellini , di Pier Carlo Padoan e di Giampaolo Galli . Ipotesi che non piacciono a chi preme per una figura più politica e per chiudere la stagione dei tecnici. Oltretutto il sondaggio sulla Reichlin non sarebbe andato affatto bene con la candidata che avrebbe manifestato la distanza delle proprie idee da quelle di Renzi. «Ormai i conti sono in ordine, serve un ministro che abbia perfetta sintonia con il premier e ne incarni la politica nelle misure economiche», sottolinea un renziano. Di qui le voci sull’ipotesi Graziano Delrio , che non commenta. Una scelta che fa storcere il naso a molti: «Sembrerebbe che Renzi non sia riuscito a trovare nessuno che gli dicesse di sì», sghignazzano alcuni deputati alludendo ai no arrivati da Piero Fassino , Fabrizio Barca , Andrea Guerra (quest’ultimo in corsa più per lo Sviluppo economico). Ma mettere Delrio all’Economia sarebbe anche il segnale di un’attenzione personale fortissima del premier. L’uscente Fabrizio Saccomanni intanto glissa: «Una conferma? Nessuno mi ha contattato. Se me lo chiederanno ci rifletterò». Dall’Economia discendono altre caselle, nell’equilibrio generale tra i partiti ma anche di genere. Angelino Alfano insiste per tenere l’Interno e non pensa di traslocare alla Difesa, chiedendo al contempo la conferma di Maurizio Lupi a Infrastrutture e Trasporti e di Beatrice Lorenzin alla Salute. Dario Franceschini è in pole per la Cultura, Maria Elena Boschi per le Riforme, mentre Mauro Moretti sarebbe vicinissino a entrare in squadra con l’ipotesi Sviluppo economico. Emma Bonino non sarebbe così certa invece di restare agli Esteri. Al Lavoro potrebbe finire Tito Boeri , favorito su Guglielmo Epifani . Alla Difesa dovrebbe andare Roberta Pinotti , con Vasco Errani agli Affari regionali, Stefania Giannini (Sc) all’Istruzione. I Popolari puntano su Mario Mauro , che dovrebbe però lasciare la difesa: è in ballottaggio con Federica Mogherini per gli Affari comunitari. All’Ambiente conferma per Andrea Orlando , mentre Ernesto Carbone frena: «Non farò il ministro dell’Agricoltura, lo assicuro al 100%». Anche Roberto Giachetti si sfila dai Rapporti col Parlamento: «Nessuno me l’ha chiesto, ma se me lo chiedessero direi di no perché non mi ritengo all’altezza». Pretattica? Si vedrà.
Totoministri, no anche di Carbone e Giachetti
Il segretario Pd non chiuderà la lista prima del week-end. Alfano detta le condizioni sulla Giustizia: «Vogliamo un garantista»
