È una questione di numeri, come al solito. La maggioranza che dovrebbe sostenere Renzi potrebbe non essere così blindata come si pensava in un primo momento, in particolare se fosse vero quello che sostiene Pippo Civati, ovvero che ci sarebbero dieci senatori del Pd (tra loro Felice Casson e Laura Puppato) pronti a non votare la fiducia al governo del segretario. In quel caso, seggi alla mano, a Palazzo Madama Renzi potrebbe non farcela: dei 171 senatori ipotizzati, infatti, ne resterebbero solo 161. E così al «rottamatore» occorrerebbe un «soccorso» da destra. Detto fatto: il gruppo Gal, che conta 11 onorevoli e comprende trasfughi da Forza Italia, Grande Sud, Lega ed Mpa, potrebbe garantire a Renzi una maggioranza più cospicua. Il senatore Mario Ferrara, d’altronde, al termine delle consultazioni con il premier in pectore è stato chiaro: «Nel nostro gruppo c’è una certa dialettica, sarà sviluppata con attenzione nei prossimi giorni, una volta letto il programma e sentita l’illustrazione che il governo farà nelle Aule del Parlamento». Ci sarebbero, in pratica, 4-5 senatori disposti a dire sì alla fiducia. Perché lo farebbero? Per capirlo occorre riavvolgere il nastro e tornare alla 8.40 di ieri mattina. Quando, al tavolino all’aperto di un bar a pochi metri dalla sede di Forza Italia di piazza San Lorenzo in Lucina si incontrano Denis Verdini e Nicola Cosentino. Il primo è uno dei plenipotenziari di Silvio Berlusconi nonché amico fraterno di Matteo Renzi. Il secondo è l’ex coordinatore del Pdl in Campania, escluso dalle candidature nelle ultime politiche a causa dell’aut aut «etico» imposto dall’allora segretario Angelino Alfano. Parlano per una quarantina di minuti, e qualche ora dopo il gruppo Gal apre al governo. Gruppo Gal nel quale, peraltro, i senatori vicini a Cosentino sono almeno tre: i campani Vincenzo D’Anna, Antonio Milo e Pietro Langella. L’ipotesi che circola in Transatlantico è che la mossa sia stata ispirata dallo stesso Silvio Berlusconi che, nonostante le smentite di sorta, così potrebbe avere una sorta di golden share sul governo. Anche lo stesso Nicola Cosentino avrebbe la sua convenienza. Da un lato, renderebbe meno determinante l’apporto dell’odiato Alfano. Dall’altro avanzerebbe un credito nei confronti di Berlusconi, al quale potrebbe chiedere di riequilibrare la gestione del partito in Campania, dove nel ruolo di coordinatore è stato scelto Domenico De Siano, non proprio gradito al suo predecessore. Contraccolpi? L’aver portato avanti la manovra in maniera troppo palese. Tanto che l’ala sinistra del Pd, fiutando la trappola, è subito insorta: «Si sta verificando quello che avevamo detto - è intervenuto Civati -. Il nuovo hashtag è #cosentinostaisereno».
Metà Gal pronta ad appoggiare Matteo se Civati tradisce
È una questione di numeri, come al solito. La maggioranza che dovrebbe sostenere Renzi potrebbe non essere così blindata come si pensava in un primo momento, in particolare se fosse vero quello che...
