Chissà che a Matteo Renzi non sia già venuta la tentazione di profittare oggi dell'occasione offertagli dall'incontro con Silvio Berlusconi, sulla strada della formazione del nuovo governo, per chiedergli un consiglio su come sciogliere il nodo che gli si è terribilmente aggrovigliato: la scelta del ministro dell'Economia. Berlusconi si è certamente collocato all'opposizione del nuovo governo, come lui stesso ha tenuto a precisare nelle consultazioni al Quirinale prima del conferimento dell'incarico di presidente del Consiglio al giovane e scalpitante segretario del Pd. Ma il ruolo di principale, se non privilegiato, interlocutore sul terreno rilevantissimo delle riforme elettorale e istituzionali conferito al Cavaliere dallo stesso Renzi in occasione del loro primo incontro, quando l'esperienza di Enrico Letta a Palazzo Chigi non sembrava ancora arrivata così vicina alla fine, potrebbe ben spiegare uno scambio di idee fra i due leader sulla nomina del successore di Maurizio Saccomanni alla guida del dicastero finanziario. Di consigli, pure in questa materia, Berlusconi è sicuramente in grado di darne al giovane Renzi anche per l'esperienza, non proprio o non sempre felice, che egli ha potuto maturare quando gli è toccato di governare. E persino di pentirsi più o meno pubblicamente della scelta compiuta, per esempio, nominando ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Con il quale non a caso si consumò negli ultimi mesi del 2011, quando il capo dello Stato già tesseva la tela dell'approdo di Mario Monti a Palazzo Chigi, una rottura politica, ed anche personale, non più recuperata. Certo, più dei consigli che potrà o vorrà chiedere oggi direttamente a Berlusconi, senza passare per il canale riservato e ormai sperimentato del senatore forzista Denis Verdini, toscano come lui, Renzi alla fine dovrà cercare e seguire quelli del presidente della Repubblica. Del cui interesse alla soluzione del nodo del Ministero dell'Economia, ma non solo di questo, come vedremo, si sono avvertiti ripetutamente segnali precisi nelle cronache dei giornalisti che hanno maggiore dimestichezza con il Quirinale, sapendo o potendone cogliere umori, attese, delusioni, preoccupazioni e quant'altro. In particolare, oltre che alla scelta del ministro dell'Economia, in relazione alla competenza tecnica e alla credibilità che potrà o dovrà riscuotere a livello europeo, Napolitano risulta particolarmente attento a quelle dei ministri degli Esteri e della Giustizia. Al ministro degli Esteri, per i compiti di rappresentanza dell'Italia «sulla scena internazionale» che il capo dello Stato condivide con il titolare della Farnesina, come riferiva ieri, in particolare, il quirinalista del Corriere della Sera. Al ministro della Giustizia, per il ruolo di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura spettante al capo dello Stato. Che anche sugli altri esponenti del governo, a dire il vero, finisce per avere l'ultima parola, se e quando decide di avvalersene, perché l'articolo 92 della Costituzione gli conferisce il diritto di nominare, testualmente, «presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri». A parte tutto questo, che già ha comunque il suo rilievo, si avvertiva ieri una certa delusione e preoccupazione anche fra i parlamentari del Pd considerati più vicini a Renzi per lo spettacolo non previsto del loro leader arrivato all'incarico così tanto desiderato di presidente del Consiglio senza avere prima individuato ben bene, e con le garanzie d'uso, il nuovo ministro dell'Economia.
Il Cav da Matteo, consigli per l’Economia
Oggi Berlusconi guida la delegazione di FI dal premier incaricato E potrebbe dargli qualche suggerimento per scegliere il nuovo ministro
