Caro Matteo Renzi, l'incarico di Presidente del Consiglio la pone oggi davanti a una scelta di responsabilità non più rinviabile: pronunciare parole di libertà e di verità per i nostri due marò prigionieri in India da due anni, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lei si è posto l'ambizione di rinegoziare in Europa i vincoli e i parametri economici che hanno ingabbiato l'Italia e buona parte del Vecchio Continente dentro le maglie strette di una fredda austerità economica. Pensa davvero che basti assumere la presidenza della Unione Europea dal primo di luglio per vincere questa battaglia politica? Sarebbe un errore, un Paese che non riesce a liberare due suoi militari dalle carceri indiane, nonostante le ragioni del diritto internazionale siano dalla sua parte, sarà agli occhi del mondo e dell'Europa una nazione perdente a prescindere (come avrebbe detto il sapido e compianto Totò). Più volte in questi anni, durante la sua ascesa politica, lei ha citato l'ex premier britannico Tony Blair come uno dei suoi modelli di riferimento. Crede davvero che la rivoluzione blairiana in Inghilterra sarebbe stata possibile senza avere un chiaro programma di politica estera? Nelle crisi internazionali, globali e regionali, il laburista Blair ha avuto sempre chiaro da che parte stare. A cominciare dal dopo 11 Settembre 2001, con il tragico attentato alle Torri Gemelle e la guerra al fondamentalismo terrorista. Perché un grande Paese democratico lo si misura a cominciare dalla sua politica estera. Noi che sui marò, nel nostro piccolo, stiamo facendo il diavolo a quattro con striscioni appesi alla facciata de Il Tempo (proprio davanti al suo nuovo ufficio a Palazzo Chigi) con appelli, inchieste e reportage, non le stiamo chiedendo di rottamare l'India. Più semplicemente la imploriamo di avere le palle, non importa di che materiale, se d'acciaio come aveva specificato Enrico Letta suo predecessore o di altro, ma semplicemente di averle, le palle. L'Italia con i suoi militari, da anni, è impiegata in missioni internazionali per portare diritto e pace nelle terre più conflittuali del mondo ed oggi si vede costretta a restare in attesa dei comodi del Governo e della giustizia indiana per riavere in patria due suoi militari trattenuti contro le regole minime del diritto. Non esiste. Non deve più esistere. Lo dica Presidente (incaricato), lo dica al mondo intero che i nostri due fucilieri di Marina devono tornare in Italia. Perché, come scrisse Niccolò Machiavelli, suo concittadino fiorentino, «ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei». Finché non glielo fai sapere.
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