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Spread e Borsa, l’effetto Renzi non si ferma più

L'effetto Renzi continua a essere positivo sullo spread a dispetto del giudizio cauto di Fitch. L'incarico a premier accettato con riserva dal segretario del Pd, ha portato il rendimento del Btp...

L'effetto Renzi continua a essere positivo sullo spread a dispetto del giudizio cauto di Fitch. L'incarico a premier accettato con riserva dal segretario del Pd, ha portato il rendimento del Btp decennale al 3,62%, il minimo dal 2006, con uno spread con gli omologhi Bund tedeschi che si attesta a 194 punti. Più cauta la Borsa che ha chiuso in progresso dello 0,11%. In ogni caso Piazza Affari ha fatto leggermente meglio degli altri mercati europei, a parte Londra. Il trend è dettato anche dalla promozione di Moody's che ha portato l'outlook sull'Italia da negativo a stabile insieme alla conferma della valutazione Baa2. «Se fino all'anno scorso le revisioni dei rating erano sempre temute, adesso siamo di fronte a un trend opposto: era nelle attese che Moody's iniziasse a dare giudizi positivi», spiega un trader. A questo punto, «se il processo delle riforme andrà avanti a passo spedito e nei termini sostanziali indicati dal premier in pectore Matteo Renzi, possiamo ambire a un obiettivo per fine anno di 150 punti base di spread, valore pre-crisi del debito sovrano, e di rendimento del Btp 10 anni al 3,2-3%, quest'ultimo dipende anche dall'andamento del bund tedesco», ha stimato un analista di una sim milanese. È forte di questi dati che il ministro dell’Economia uscente Fabrizio Saccomanni si è presentato alla riunione dell’Eurogruppo. Al termine del vertice Saccomanni ha avuto un incontro con il vicepresidente della Commissione Olli Rehn per esaminare ulteriori dettagli della politica economica italiana. Rehn ha rinnovato la richiesta del rispetto del vincolo del 3% del rapporto tra deficit e pil. Preoccupano infatti le dichiarazioni del neopremier Renzi che nei giorni scorsi ha ventilato la possibilità di sforare questo tetto. «L'Italia è un Paese europeista e rimarrà impegnata sulle politiche europee e sono fiducioso che continuerà a rispettare i Trattati, che comprendono il Patto di Stabilità e Crescita» ha detto Rehn. Il Commissario europeo ha sottolineato che «il debito pubblico elevato non fa bene alla competitività dell'Italia. È nell'interesse del Paese intervenire per liberare il potenziale per spingere la crescita e creare occupazione». E comunque «tutti i Paesi sono impegnati a rispettare il vincolo del 3%». Per il vicepresidente della Commissione europea «questa è la vera sfida per tutti i governi, sia per quello passato che per quello nuovo». La Commissione europea presenterà le previsioni economiche d'inverno martedì prossimo a Strasburgo.

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