Politica

Renzi sulla giostra delle consultazioni

Il segretario Pd riceve l’incarico da Napolitano: «Accetto con riserva». Ora deve convincere Alfano. Che alza la posta e chiede tre ministeri

«Una riforma al mese». Matteo Renzi esce dallo studio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che gli ha appena conferito l’incarico di formare il nuovo governo. Arrivato al Quirinale con dieci minuti d’anticipo rispetto alle 10.30 previste guidando una Giulietta bianca, il segretario del Pd resta oltre un’ora col Capo dello Stato, accettando «con riserva» l’incarico. Il presidente del Consiglio incaricato la scioglierà tra giovedì e venerdì. Completo blu, camicia bianca e cravatta tinta unita blu, Renzi si presenta ai cronisti e spiega: «Ho ricevuto dal Presidente della Repubblica l’incarico di provare a formare il nuovo governo. Ho accettato con riserva, con responsabilità e senso di importanza e rilevanza della sfida». Ringraziando Napolitano, il segretario Dem rivela di avergli «assicurato che metterò in questa difficile situazione l’energia e impegno di cui sarò, saremo campaci. Per quel che mi riguarda - conclude Renzi - assicuro che metterò il coraggio, impegno, energia ed entusiasmo di cui sono capace». Il segretario chiarisce però che i tempi della formazione dell’esecutivo non saranno brevissimi. «Ci prendiamo il tempo necessario, sapendo che fuori da qui c’è un senso di urgenza delicato, ma è altrettanto vero che un’orizzonte di legislatura necessita di qualche giorno di tempo per arrivare a sciogliere la riserva», spiega Renzi, alludendo ai problemi con il Nuovo Centrodestra (che chiede patto di governo alla tedesca, cioè scritto; intesa su riforme e legge elettorale; tre ministeri), i Popolari per l’Italia e la minoranza cuperliana del Pd. Tutti sottolineano che prima di parlare di poltrone e ministeri bisogna affrontare il tema del programma. «L’impegno - assicura Renzi - è di un allungamento della prospettiva politica della legislatura, che si colloca nel suo orizzonte naturale», cioè il 2018. Il segretario del Pd ha già in testa la tabella di marcia del governo, che prevede una riforma al mese. «Entro febbraio compiremo un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorale da portare all’attenzione del Parlamento - spiega - Subito dopo, immediatamente, nel mese di marzo la riforma del lavoro, in aprile la riforma della pubblica amministrazione e in maggio quella del fisco. La nostra intenzione è di lavorare in modo molto serio sui contenuti». Per far ciò, però, «è fondamentale che le forze della maggioranza, per quanto riguarda il governo, e di tutto l’arco costituzionale, per quanto riguarda le riforme, siano ben consapevoli dei prossimi passaggi. Questo significa avere nelle prossime ore una straordinaria attenzione ai contenuti e alle scelte da fare». Poi Renzi si reca alla Camera per incontrare la presidente Laura Boldrini e al Senato per essere ricevuto dal presidente Pietro Grasso. Una consolidata prassi istituzionale. Due colloqui di poco più di mezz’ora. Subito dopo il segretario Pd va alla stazione Termini da cui parte per Firenze con i fedelissimi Delrio e Guerini, con cui fa il punto sulla squadra di governo. A Palazzo Vecchio parla al Consiglio comunale, rivendicando i risultati della propria amministrazione. In serata e sempre in treno Renzi torna a Roma. Stamattina cominceranno le consultazioni, che si terranno nella sala del Cavaliere alla Camera. Dureranno almeno 48 ore: Renzi dovrebbe giurare nelle mani di Napolitano e presentare la squadra di governo tra giovedì e venerdì, per presentarsi al Senato per la fiducia tra venerdì e sabato e a Montecitorio tra sabato e domenica. Oggi alle 19 Renzi vedrà Ncd, domattina il Pd e la delegazione di FI guidata da Silvio Berlusconi.

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