Un’ora e mezza al Quirinale. La lunghezza irrituale dell’incontro per ricevere l’incarico di formare il governo tra Matteo Renzi e il presidente dela Repubblica Giorgio Napolitano lascia supporre che i due abbiano approfondito tutti i temi legati all’esecutivo. Programma, alleanze e prospettive di durata, certo. «Serve un’intesa seria, verificata, che non si presti a problemi una volta che i provvedimenti arriveranno in Parlamento», viene spiegato dal Colle. Ma si sarebbe parlato anche della formazione della squadra e i ministri. Non è un mistero, infatti, che Napolitano solleciti da giorni un governo più politico che tecnico, con alcune pedine chiave di alto profilo. Economia e Giustizia su tutti. I tanti rifiuti ricevuti da Renzi negli ultimi due giorni complicano i piani del segretario Pd, che anche ieri ha lavorato alla squadra di governo con i fedelissimi Graziano Delrio e Lorenzo Guerini , probabili sottosegretari alla Presidenza del Consiglio. Tutti assicurano che al Quirinale non si è entrati nello specifico dei nomi candidati a un posto di governo, ma è chiaro che ci sia attenzione al Colle al tema della rappresentanza nelle istituzioni internazionali di un Paese, come l’Italia, che ha diversi dossier aperti. Di tutto ciò Renzi dovrà tenere conto nel dipanare l’intricata matassa dell’intesa con Ncd e della formazione del governo. Il partito di Angelino Alfano preme per definire nel dettaglio il programma di legislatura con un documento scritto alla tedesca. Anche sulle riforme Alfano contesta la scelta della una doppia maggioranza: una di governo per finanzia e lavoro, l’altra con FI per legge elettorale e riforme. Ncd chiede un’intesa sulla legge elettorale su preferenze, candidature multiple e soglie di sbarramento. Inoltre, Alfano chiede per sé il ruolo di vicepremier e ministro dell’Interno (ma spunta l’ipotesi Difesa) e la conferma di Maurizio Lupi a Infrastrutture e Trasporti e di Beatrice Lorenzin alla Salute. Nella lista dei ministri ci sono ancora parecchie caselle vuote. E anche il numero dei dicasteri è incerto: dovevano essere 13-15, saranno di più, forse 18. Per l’Economia continuano a circolare i nomi di Lucrezia Reichlin , Giancarlo Padoan e Giampaolo Galli . Per i ministeri economici sono in lizza ancora i nomi di Vittorio Colao, Carlo Cottarelli , Franco Bernabè , Mauro Moretti e Tito Boeri (Lavoro). Se Alfano dovesse perdere l’Interno al Viminale andrebbe Dario Franceschini , destinato altrimenti alla Cultura. Per la Giustizia, si continuano a fare il nome di Guido Calvi e non manca chi insiste su un ritorno di Paola Severino . Restano in corsa Michele Vietti e Livia Pomodoro che commenta: «Io ministro? Sono un servitore dello Stato». Per Scelta civica, sempre in lizza Irene Tinagli per un ministero economico e Stefania Giannini per l’Istruzione. Tra i Popolari per l’Italia, Andrea Olivero assicura che il candidato per il partito resta Mario Mauro . Per le Riforme resta fermo il nome di Maria Elena Boschi , mentre agli Affari regionali spunta Vasco Errani . Se la Difesa alla fine dovesse andare a Roberta Pinotti , Federica Mogherini finirebbe agli Affari comunitari. Rebus agli Esteri, dove la conferma di Emma Bonino non sarebbe così scontata.
Matteo con i rebus Economia e Giustizia
Il Quirinale vuole figure che abbiano un profilo internazionale. Severino potrebbe tornare Guardasigilli. Tre tecnici per via XX Settembre
