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Il Faggio Rosso e il sogno di due ragazzi «di montagna»

PESCASSEROLI Un albergo sulla collina, in via Tre Confini, a pochi metri dagli impianti di risalita. È li che fino a poco più di un anno fa Carlo Macro trascorreva le sue giornate, soprattutto i...

PESCASSEROLI Un albergo sulla collina, in via Tre Confini, a pochi metri dagli impianti di risalita. È li che fino a poco più di un anno fa Carlo Macro trascorreva le sue giornate, soprattutto i fine settimana. Insieme a mamma Giuliana gestiva il Faggio Rosso, l’hotel progettato dal papà Antonio nella sua terra d’origine. La morte orrenda del ragazzo romano ha profondamente commosso la comunità di Pescasseroli. La notizia in paese si è diffusa ieri mattina. Prima solo voci frammentarie, poi la conferma. Tutti conoscevano Carlo e tutti lo ricordano come un ragazzo bello, educato e sportivo. I suoi genitori avevano lasciato l’Abruzzo per stabilirsi nella capitale. Ma suo padre, geometra, decise di voler realizzare un albergo nel cuore del Parco nazionale. Lo disegnò personalmente. Poi quando mancava poco al suo completamento, si ammalò e qualche tempo dopo morì. Carlo e il fratello maggiore Francesco, insieme alla mamma, si rimboccarono le maniche e decisero di portare avanti comunque il progetto. Perché quel sogno andava realizzato lo stesso. Riuscirono ad ultimare la struttura e si prepararono ad accogliere i clienti. Per anni quella è stata la loro vita, soprattutto durante l’inverno. Quando Pescasseroli diventa meta di turisti appassionati di sci. Poi all’inizio del 2012, si ristabilirono di nuovo a Roma, dopo aver dato in gestione il Faggio Rosso. In paese la famiglia Macro ha ancora una casa e ha mantenuto un legame forte con la comunità. «Una tragedia assurda, faccio ancora fatica a crederci - ha detto Valentina Morisi, consigliere comunale -. Carlo era un ragazzo straordinario. Bello, gentile e sempre molto disponibile. Amava questi posti e appena aveva un po’ di tempo libero, faceva lunghe escursioni in montagna». «Conoscevo bene suo padre - ricorda invece Renato Di Santo - e quello che è accaduto a Carlo è tremendo. Anche perché era un ragazzo mite e con la testa sulle spalle».

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