Anni fa in molti Comuni andava di moda approvare una delibera per vietare sul territorio centrali elettriche considerate pericolose. E alle porte del paese si erigeva l’immancabile cartello «Comune denuclearizzato». Ovviamente il tutto era virtuale. Analoga fissazione ha colto quanti si sono illusi di creare l’area moderata «deberlusconizzata». Il Cavaliere all’angolo e noi, pensavano, competitori vincenti perché «presentabili», politicamente corretti, benedetti da Corriere e Repubblica, lodati da chi lavora per la sinistra e non voterà mai chi esalta solo perché divide la destra e fa vincere una sinistra naturaliter minoritaria. La sindrome ha colpito Fini. Poi Monti, che rifiutò inorridito alleanze con Berlusconi, con esiti altrettanto penosi nonostante avesse dalla sua Usa, banche, giornali, Merkel, Ppe, Vaticano, Bignardi con cane, Confindustria, Cisl, Palazzo Chigi, Fini, centristi, centrini, Rettori, dotti, medici e sapienti. Poi è toccato ai neocentrodestristi. Alibi del disagio i ruoli di qualche dirigente sgradito, vera motivazione la «fine» ineluttabile del Cav. tra condanne e decadenza. Sono stato testimone diretto di autorevoli colleghi che mi dicevano: «chi ti parla è convinto che sia tutto finito, Silvio non ha futuro». E quando anni prima auspicavo un metodo meno «creativo» nell’allora Pdl, Quagliariello mi diceva: «Maurizio, ma è il fantastico mondo di... Ci sono vantaggi e risultati ma anche la ben nota monarchia anarchica. Bisogna prenderne atto, che vuoi fare...». All'improvviso, ottenute segreterie, presidenze, ministeri, lampeggianti, profumi e balocchi, hanno scoperto che non andava più bene. Guarda caso proprio quando la Cassazione emetteva la famigerata sentenza e il Senato votava l'illegittima decadenza. Ma che coincidenza! E poi rompendo si conservava la poltrona, prendendo qualche schiaffo dal Pd, ma vuoi mettere. Quagliariello poi aspirava legittimamente al busto al Pincio come autore delle riforme. Argomento di tante nostre ironiche conversazioni. Insopportabile per lui che il blocco di marmo possa essere usato per scolpire il busto di Verdini e Renzi, acceleratori della riforma sigillata da Berlusconi, destinato al monumento equestre. Oggi Angelino ha urlato assai e malamente , ma accusare di fallimento Berlusconi, lui e altri strillatori ingrati, additare il deprecato ventennio, è stato spettacolo penoso. Si invocheranno come attenuante le critiche ricevute nei giorni scorsi. Ma cosa sono rispetto alle pugnalate vibrate nella schiena del Cavaliere? Che colpito, tradito, perseguitato, è ancora in piedi. Tra i corazzieri del Quirinale e non con le manette per bracciale come troppi sognavano. C'è il popolo viola dell'insulto, ridotto ieri a dieci patetici contestatori, e la faccia viola di chi si vergogna per quanto ha fatto in questi mesi. Saranno più le urla che i voti. Gli idioti alla fine sono più inutili che utili, ma i voti utili li prenderemo noi, non chi ha fatto l'idiozia di imitare Fini e Monti. * Vicepresidente del Senato FI
Sindrome Fini-Monti. I recidivi
di Maurizio Gasparri*