Marcato del lavoro che dà i primi segni di risveglio. Prodotto interno lordo che, dopo ben nove trimestri con il segno negativo, mostra un più di fronte allo zero virgola uno. Una delle famigerate agenzie di rating come Moody’s che lascia inalterato il rating ma cambia le prospettive della sua evoluzione da negative a stabili. E ancora spread sotto i 200 punti e Borsa che tocca il massimo da tre anni tornando ai livelli precrisi insieme al livello del debito pubblico che a dicembre è sceso a 2.067 miliardi di euro contro il record storico di 2.104 di novembre. L’arrivo ormai quasi scontato di Matteo Renzi a Palazzo Chigi è accompagnato da una sfilza di dati positivi sull’economia italiana che sembrano quasi chiudere idealmente il biennio nero aperto dalla gestione di Mario Monti e chiuso dal traghettatore Enrico Letta che ha indubbiamente ben seminato. Anche se i frutti se li godrà con molta probabilità il segretario del Pd. Improvvisamente, dal punto di vista mediatico, tutti gli indicatori si sono messi nella direzione giusta per favorire nel 2014 un autentico rilancio. Il giorno dopo la sua investitura da parte della direzione del Pd, Renzi si intestato un successo con un +0,1% registrato dal Pil nel quarto trimestre del 2013. Un risultato legato al miglioramento del quadro economico internazionale e comunque non attribuibile per nulla all’ex sindaco di Firenze. Ma in ogni caso lo scudetto dell’inversione del ciclo economico se l’è appuntato lui sul petto. Appena investito della leadership, infatti, il Pil ha messo davanti il segno più per la prima volta dalla metà del 2011 e cioè dopo nove trimestri consecutivi di flessione o di mancata crescita. Tecnicamente dunque l’Italia è fuori dalla recessione e il lieve incremento congiunturale è la sintesi di un andamento positivo del valore aggiunto nei settori dell’agricoltura e dell’industria e di una variazione nulla del valore aggiunto nel comparti dei servizi. Ciò significa che i motori del manifatturiero hanno cominciato a girare di nuovo. Non male per chi deve rispondere alla domanda di lavoro che sale dal Paese. Non solo. Il giorno dopo la staffetta di Renzi con l’ex presidente del consiglio Letta, la Borsa di Milano ha chiuso la giornata con una crescita dell'1,62% a quota 20.436 punti, ritoccando ancora una volta i massimi dal luglio 2011 e andando a sondare una soglia importante, quella di 20.500 punti, dalla quale può iniziare un nuovo rally che può portare il Ftse Mib a 25 mila punti entro l’estate. Nelle stesse ore lo spread fra Btp e Bund tedeschi ha chiuso a quota 199 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,68%. I tempi della crisi e del differenziale sopra i 530 punti sembrano ormai preistoria. A questo proposito il cambio dell’umore internazionale nei confronti del Paese ormai a guida Matteo è segnalato dal giudizio espresso da Moody’s sul debito del Paese. L’agenzia ha confermato il rating dell’Italia a «Baa2» ma ha rivisto al rialzo l’outlook, passato da negativo (ultima previsione del 26 aprile 2013) a stabile. Non è cambiato nulla sul merito di credito dei nostri titoli di Stato, a un passo da livello spazzatura, ma la tendenza e le prospettive future sono percepite in maniera più positiva che nel passato. Anche qui Renzi incassa un dividendo non suo ma del predecessore Letta. Lo stesso al quale andrebbe ascritto un altro piccolo segnale che può indurre ulteriore ottimismo. È stata la Banca d’Italia a fornire il dato sempre lo stesso giorno in cui il premier Letta si è dimesso: debito pubblico in discesa. Ha sì chiuso il 2013 a quota 2.067,49 miliardi, in aumento del 3,92% rispetto ai 1.989,469 miliardi di fine 2012. Ma il dato di dicembre risulta in calo rispetto a novembre, quando era stato toccato il record storico di 2.104,042 miliardi. Anche le entrate tributarie sono risultate in marginale aumento nel 2013. Altro aspetto che fornirà carburante ai provvedimenti espansivi che ha in mente il nuovo primo ministro. Renzi fortunato anche per il mercato del lavoro dal quale arrivano segnali positivi. Lo ha sottolineato, ieri, il ministero competente diffondendo (24 ore dopo l’investitura di Renzi) la nuova pubblicazione «Tendenze del mercato del lavoro». Nel rapporto è evidenziato che le ore di cassa integrazione effettivamente utilizzate dalle imprese hanno mostrato «un netto calo nel terzo trimestre dell’anno». Non solo: «La ripresa della domanda di lavoro è trainata soprattutto dal settore manifatturiero, ma le ore lavorate sono in aumento anche nel settore delle costruzioni, che nel terzo trimestre ha fatto registrare il primo aumento congiunturale (+0,7%) dopo otto trimestri consecutivi di contrazione. Resta invece debole la situazione nei servizi, dove si riscontra una aspettativa di miglioramento occupazionale soltanto nel comparto del commercio». Insomma Renzi l’audace è anche fortunato. O è un preciso calcolatore dei tempi con i quali misura i suoi ingressi in scena. La prima percezione che si ha del suo arrivo al governo è quella che ora le cose volgono non al bello ma comunque al meglio. La fortuna potrebbe consentire a Renzi di intestarsi e celebrare anche l’alleanza salva posti di lavoro tra Alitalia e la compagnia araba Etihad. Uniche voci stonate restano quelle del sindacato. Soggetto contro il quale il confronto con Renzi non sarà facile. Così ieri il dato negativo lo ha dato la Cgil: «Oltre 440mila lavoratori coinvolti in processi di cassa integrazione a zero ore a gennaio che hanno subito un taglio del reddito di 311 milioni di euro, ovvero 700 euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Il tutto frutto delle 81 milioni di ore di cig, richieste e autorizzate, registrate lo scorso mese (a gennaio)». Una cosa è certa. Il Paese dopo anni di ristrettezze è pronto a un processo di crescita che è indipendente dalla politica. Chi come Renzi arriva adesso al comando del Paese ha una carta in più. Con la sua azione può accompagnare questo processo di rilancio che è incontrovertibile. Renzi lo ha capito. E con il manuale del marketing in mano ha applicato la regola delle quattro C per il successo: cuore, cervello, comunicazione. La quarta C è una parte anatomica posteriore che si traduce con «fortuna».
Pil positivo e Borsa su. La fortuna bacia Renzi
Il segretario del Pd punta a Palazzo Chigi e gli indici economici mostrano segni positivi
