L’ingresso del Pd nel Pse si traduce in una grana per Matteo Renzi, favorevole alla svolta eurosocialista dei Dem. La componente cattolico popolare è sul piede di guerra. I popolari di Giuseppe Fioroni si riuniranno stasera a Roma per discutere dell’ormai imminente adesione del Pd al Pse, che dovrebbe arrivare in concomitanza col congresso dei socialisti europei in programma a Roma dal 28 febbraio. All’incontro parteciperanno anche molti amministratori locali, i «Pop-Dem» firmatari di un appello contro l’adesione ai socialisti europei. In direzione i popolari voteranno contro l’ingresso nel Pse, che si chiamerà «Socialisti e democratici». Un «contentino» inutile, perché il punto non è il nome, ma la sostanza. Aderire al Pse snaturerebbe l’essenza del Pd e il suo progetto iniziale: riunire in un unico grande partito i riformismi di centrosinistra. Già nel 2006 Pietro Scoppola ebbe modo di rilevare: «Se il Pd dovesse essere un’edizone aggiornata della socialdemocrazia non potrebbe essere il punto di approdo della storia dei Popolari». Proprio Fioroni si esprime contro l’adesione al Pse sin da novembre, rilevando che nel Manifesto dei Valori, fondamento teorico e politico del Pd, non solo mancano riferimenti alla tradizione europea del socialismo, ma addirittura non si fa menzione neppure della parola «sinistra». Non si possono perciò tradurre i riformismi democratici in una prospettiva eurosocialista. Tesi sostenuta anche da Pier Luigi Castagnetti in un lungo articolo pubblicato da Europa il 12 febbraio. Ma oggi i popolari discuteranno anche delle proposte programmatiche in vista dell’incarico di formare il governo a Renzi: droga, famiglia, unioni civili, welfare. L’obiettivo è non lasciare al Nuovo Centrodestra posizioni e sensibilità rappresentate anche nel Pd.
Il Pd nel Pse? I popolari minacciano la scissione
L’ingresso del Pd nel Pse si traduce in una grana per Matteo Renzi, favorevole alla svolta eurosocialista dei Dem. La componente cattolico popolare è sul piede di guerra. I popolari di Giuseppe...
