Politica

Il grande ingorgo dei decreti. Che ora rischiano di saltare

La crisi di governo rallenta l'iter di conversione alla Camera e al Senato. Per questo il Colle accelera sull'insediamento del nuovo esecutivo

Ingorgo di decreti fra Camera e Senato. Né si esclude il rischio della decadenza per qualcuno dei provvedimenti, non solo per l’ostruzionismo dell’opposizione, ma per lo stallo che gioco forza la crisi di governo comporta. Sono così a rischio molti dei provvedimenti-cardine varati dal governo Letta negli ultimi mesi, che ora rischiano davvero di non essere convertiti. Tra questi «destinazione Italia» (fermo al Senato, scade venerdì prossimo, il 21 febbraio), il decreto per l’abolizione del finanziamento pubbico ai partiti (approvato dal Senato, deve ancora ricevere il via libera dalla Camera e scade il 26 febbraio), il decreto «salva Roma» e il «Milleproroghe», in scadenza entrambi il 28 febbraio. Un ingorgo vero e proprio, che, nel caso in cui il governo Renzi ottenesse la fiducia tra martedì e mercoledì (quindi con tempi record), costringerebbe il Parlamento a una maratona serrata per convertire tutti i decreti, che altrimenti decadrebbero. Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Enrico Letta e l’avvio delle consultazioni da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tutto è in stand by. La riunione dei capigruppo di Montecitorio è stata sospesa e poi ripresa dopo il ritorno della presidente della Camera Laura Boldrini dal Quirinale. L’Aula della Camera è stata convocata per lunedì alle 17. La conversione dei decreti può esser considerata un atto dovuto, non ha bisogno dell’unanimità dei gruppi per proseguire e sulla carta può avvenire anche a Camere sciolte (appositamente convocate si riuniscono entro cinque giorni). Anche se questo non è il caso, il tempo stringe: in aula alla Camera c’è il Milleproroghe in scadenza il 28 febbraio. Un decreto che contiene anche la norma sui fondi per l’editoria. Proprio da qui l’Aula di Montecitorio riprenderà i lavori dopodomani. Poi, dopo l’interruzione dei lavori per votare la fiducia sarà la volta del dl di riforma del finanziamento dei partiti trasmesso, con modifiche, a Montecitorio dal Senato. Scade il 26 di questo mese. Difficile che si possa fare tutto, anche perché le opposizioni - M5S e FI in testa - hanno promesso battaglia e ostruzionismo. Prima di convertire i decreti vogliono aspettare che s’insedi il nuovo governo e sapere cosa ne pensa Renzi. Una rappresaglia dovuta alla mancata parlamentarizzazione della crisi di governo: M5S e FI avrebbero voluto che Letta riferisse alle Camere sulla crisi, spiegandone i motivi e chiedendo la fiducia per essere sfiduciato in Parlamento. Situazione da «collo di bottiglia» anche al Senato: in Aula lo «svuotacarceri» arriva lunedì e scade il 21 febbraio come il dl «Destinazione Italia», già approvato dalla Camera e all’esame delle commissioni industria e bilancio. C’è poi il dl Enti locali, il considdetto «salva Roma 2», che scade il 28 febbraio e che Palazzo Madama deve approvare e inviare alla Camera per il via libera definitivo. E se si guarda al mese di marzo si aggiungono altre due scadenze: il dl missioni internazionali (17 marzo) e il dl sugli automatismi di stipendio della scuola (da convertire entro il 24 marzo) ancora all’esame della commissione Cultura.

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