«Si sta giocando la partita della vita. Se dovesse davvero riuscire a fare le riforme, si prenderà il Paese. Ma con questa maggioranza è molto improbabile. Difficilmente riuscirà ad arrivare al 2018, rischia di andare a sbattere». Sono da poco passate le 19 quando Berlusconi si ritrova nella sede di Forza Italia, a piazza San Lorenzo in Lucina, con lo stato maggiore di Forza Italia per commentare lo stato dell’arte della crisi di governo. La riunione non è stata convocata ufficialmente, in realtà il Cavaliere era chiuso nel suo ufficio per incontrare una rappresentanza delle istanze dei balneari. Ma poi i diversi esponenti presenti in sede, tra gli altri ci sono Denis Verdini, il consigliere Giovanni Toti, Mariastella Gelmini e i capogruppo di Camera e Senato con i loro vice, trovano l’occasione di incontrare l’ex premier in un vertice improvvisato piuttosto affollato. Quello che emerge è soprattutto l’attendismo. «Aspettiamo Renzi alla prova dei fatti - è il concetto - per adesso non attacchiamo la persona, e non veniamo meno alla parola data sulle riforme». Ma quello che proprio non è andato giù al Cavaliere è stato il metodo adottato dal «rottamatore» per prendersi Palazzo Chigi. «Aveva sempre detto che voleva passare le elezioni e ora si smentisce. Cambia idea in continuazione». E c’è chi, tra i parlamentari forzisti, ha quasi «sofferto» vedendo il trattamento riservato dal segretario al premier del suo stesso partito: «Una roba mai vista - commenta una deputata - sembrava un plotone d’esecuzione. Saranno pure due democristiani ma stavolta si sono comportati da comunisti». «Alla prima occasione gliela faranno pagare - aggiunge un collega - quando ti fai troppi nemici finisce sempre così». La linea ufficiale del partito viene espressa da Giovanni Toti: «Ascolteremo quello che ha da dire Renzi se sarà incaricato. Forza Italia farà un’opposizione responsabile, voteremo i provvedimenti che riterremo utili per il Paese non voteremo quelli che non riterremo utili. Continueremo a dare il nostro appoggio alle riforme a partire dalla legge elettorale». Si avverte comunque un leggero cambio di atteggiamento rispetto all’esecutivo Letta, segno che la percezione di Renzi da parte di Berlusconi resta tutto sommato positivo. Ma quello su cui Forza Italia sembra non voler transigere è il rispetto delle regole: pazienza per il terzo premier non eletto dai cittadini, ma è assurdo che le crisi vengano stabilite nella sede del Pd e non in quelle istituzionali. «Renzi ha aperto una crisi di governo - ha spiegato il capogruppo alla Camera Renato Brunetta - noi chiediamo al presidente della Repubblica di parlamentarizzare la crisi, e che cioè il presidente del Consiglio Letta si presenti in Parlamento a discutere con la sua maggioranza della sfiducia che Renzi gli ha annunciato». Solo a quel punto, quindi, Napolitano potrà avviare le consultazioni. Alle quali Silvio Berlusconi ha intenzione di partecipare in prima persona. Una sorta di rivincita per il leader votato da dieci milioni di italiani e che il Pd pensava di aver estromesso dalla vita politica con la decadenza da senatore. Per ascoltare le prime parole ufficiali del Cavaliere, invece, bisognerà aspettare oggi, quando l’ex premier atterrerà in Sardegna per tirare la volata finale alla rielezione di Ugo Cappellacci. Appuntamento alle 17 al Resort Ala Birdi di Arborea, in provincia di Oristano.
Il Cav resta scettico: «Matteo fallirà»
Berlusconi perplesso dal metodo scelto da Renzi per arrivare a Palazzo Chigi «Non durerà fino al 2018». Oggi comizio in Sardegna per sostenere Cappellacci
