Due camionette della polizia bloccano la strada sin dalla tarda mattinata. A «rubare» la scena ai rappresentanti del Pd che, alla spicciolata, cominciano ad arrivare a largo del Nazareno per la direzione del partito sono una cinquantina di lavoratori Lsu (Lavori socialmente utili), addetti alle pulizie nelle scuole. Fischietti e lettere di licenziamento alla mano, protestano contro i tagli ai loro stipendi causati dalla spending review. «Ci fanno morire di fame», accusano. «Questo governo mi ha ridotto lo stipendio da 800 a 500 euro al mese» recitano diversi cartelli mostrati a beneficio dei tanti fotografi presenti. A farne le spese è in un primo momento la responsabile Lavoro della segreteria del Pd Marianna Madia che, lasciando la sede del partito, si becca i cori «vergogna, vergogna». Quando, intorno all’ora di pranzo, arriva il segretario del Pd Matteo Renzi le misure di sicurezza sono ulteriormente rafforzate, con le forze dell’ordine che cercano di arginare le proteste creando un cordone di protezione davanti all’ingresso principale. Il segretario del Pd arriva in taxi e prova a dribblare i manifestanti passando da un’entrata laterale, ma un gruppo di lavoratrici riesce a bloccarlo - e a contestarlo - per alcuni secondi. Il sindaco di Firenze tenta un sorriso, saluta e, veloce, lascia chiudere alle sue spalle il portone. «Questi hanno paura di noi - spiega una signora, togliendo di bocca per un attimo il fischietto - quelli del M5S invece si fermano, ci parlano. Il Pd se ne accorgerà alle prossime elezioni. Noi siamo 50mila in tutta Italia», avverte. Quasi ad esaudire l’improvvisa passione «grillina» dei manifestanti, qualcuno urla: «C’è Grillo, c’è Grillo». Ad approfittare dell’imperdibile occasione offerta dalla direzione Pd è in realtà il sosia del leader del M5S con la troupe di «Striscia la notizia». «Beppe, Beppe, Beppe» è il coro intonato dai lavoratori. Poi, però, la voglia di scherzare passa e una delegazione di manifestanti ottiene di essere ricevuta al Nazareno dal responsabile Scuola Davide Faraone. «Si è preso l’impegno di contattare la presidenza del Consiglio per sbloccare il tavolo e trovare le risorse necessarie», spiega poco dopo un sindacalista al megafono. «Sì, allora deve parlare con Renzi», scherza qualche suo collega. La maggior parte dei componenti della direzione Dem arriva quando mancano pochi minuti alle tre. Le telecamere rincorrono anche chi in genere riesce a fare il suo ingresso indisturbato. «Un renziano», «un lettiano», «un cuperliano» sono i messaggi in codice di chi si lancia all’inseguimento. La deputata Paola De Micheli, fedelissima di Enrico Letta è ricercatissima: viene circondata da cronisti e curiosi e rimedia anche un colpo di telecamera in volto. «Da così vicino non vengo affatto bene», scherza. Poi, via: altri arrivi, nuove dichiarazioni. «Letta si dimetterà, non arriveremo a un voto in direzione», è sicuro qualcuno. Ci sarà la conta sulla proposta di Renzi? «Credo proprio di sì», lo smentisce subito qualcun altro. E ancora: «Nessuna crisi parlamentare», azzardano i più ottimisti. «Letta ha detto che i governi si sfiduciano in Parlamento», ricordano gli altri. Insomma Matteo Renzi si è preso il Pd ed è pronto a trasferirsi a palazzo Chigi. Si «cambia verso», assicura, ma la «direzione» rimane confusa.
Fuori dalla sede contestazioni a governo e politici. E si tifa Grillo
Nadia Pietrafitta Due camionette della polizia bloccano la strada sin dalla tarda mattinata. A «rubare» la scena ai rappresentanti del Pd che, alla spicciolata, cominciano ad arrivare a largo del...