Enrico Letta annuncia le dimissioni. La direzione del Pd vota la sfiducia e solo pochi minuti dopo arriva la nota del presidente del Consiglio. "A seguito delle decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio dei ministri". Il documento proposto da Matteo Renzi, che prevede la nascita di un nuovo governo, ha ricevuto 136 sì. I voti contrari sono stati 16, due gli astenuti. Alla votazione non hanno partecipato i 5 "lettiani" che hanno lasciato la Direzione prima della fine. Passa qualche ora, poi Letta scrive su Twitter. Un grazie collettivo, ma non per questo meno sincero, per i tanti messaggi tw ricevuti in queste ore! — Enrico Letta (@EnricoLetta) 13 Febbraio 2014 I suoi continuano a sottolineare la sua serenità. Ho fatto quello che potevo, non ho recriminazioni, ho la coscienza a posto, ripete Enrico Letta nel suo ultimo giorno a palazzo Chigi. Lo ha detto ad Alfano, a Mauro e agli altri ministri, lo ha ripetuto anche a chi ha cercato di sondarne l'umore. Domani presiederà un Consiglio dei ministri, una riunione del Cipe e un altro vertice sui marò. Poi toglierà il disturbo, rimetterà il mandato a Napolitano. Nessuna voglia di fare polemica. Fonti parlamentari riferiscono che il presidente della Repubblica domani potrebbe insistere affinché Letta entri nel governo Renzi, magari nel ruolo di ministro dell'Economia o degli Esteri. C'è chi prevede quindi una notte di tormenti, ma a palazzo Chigi si ribadisce che non accetterà alcuna poltrona. Rimarrà una risorsa dello Stato. Deciderà poi il Capo dello Stato se parlamentarizzare la crisi o meno. Alle 8 Letta ha salutato i suoi collaboratori, anche con un brindisi per sottolineare il buon lavoro fatto, ed è tornato a casa. Fonti governative si limitano a ribadire che Letta vuole congedarsi in punta di piedi, senza alzare la voce. Ma chi gli ha parlato oggi ha colto l'amarezza per come si è chiusa la sua esperienza a palazzo Chigi. Renzi. "Non si tratta di un giorno in più o in meno, anche oggi si è capito che Matteo Renzi ha sempre voluto prendere il mio posto", ha spiegato. L'ex vicesegretario del Pd non abbandonerà il suo partito, non fonderà una formazione di centro. Di sicuro non correrà per le Europee né per le prossime primarie del Partito democratico, ma indosserà i panni sempre dell'uomo delle istituzioni. A Renzi Letta rimprovera - sempre secondo fonti parlamentari - l'ossessione del potere, il cinismo di aver da sempre, a suo dire, mirato alla poltrona del governo. Chiaramente, viene fatto osservare dai deputati lettiani che oggi non hanno partecipato al voto nella direzione del pd, non c'è un giudizio positivo sull'operato di Renzi, ma ciò che ha più fatto irritare il presidente del Consiglio dimissionario è quel riferimento del sindaco di Firenze alla palude. "Io sono stato nella palude per colpa del Pd". C'è naturalmente la convinzione di aver fatto bene e di aver salvato il Paese, portandolo da un segno meno ad un segno più e il rammarico di non aver potuto raccogliere quanto seminato. Ma la consapevolezza è che un esecutivo Renzi, qualora riesca a nascere, possa durare sei mesi, legato ai desiderata di Berlusconi che, questa le tesi sempre secondo fonti parlamentari, potrebbe in ogni momento staccare la spina, ritrovando un accordo con Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini, e trasportare il paese al voto.
Letta annuncia le dimissioni
La decisone arriva dopo il voto della direzione nazionale del Partito democratico che sfiducia il premier. Domani è atteso al Colle
