Cari partiti, fate quello che volete: cambiate premier, modificate la maggioranza, spaccatevi o ricompattatevi, litigate sulle riforme. Ma, per favore, siate coerenti. Anzi «coeRenzi», viene da dire in questi giorni. Proprio il segretario del Pd s’è imposto sulla scena. Ha detto tutto e il contrario di tutto. Un anno fa quando l’allora premier incaricato Bersani corteggiava i 5 Stelle lui spingeva per le larghe intese. Quando c’è stato l’accordo tra Pd e Pdl lui si è smarcato, usando, tra l’altro, una tipica espressione di Beppe Grillo: «Basta inciuci». Diventato segretario dei Dem, ha garantito a Letta che non avrebbe puntato a Palazzo Chigi: celebre la rassicurazione lanciata su Twitter «staisereno». Aggiungeva, tanto per non destare sospetti, anche un chiarissimo «Nessuno ti vuol fregare il posto». Pochi giorni fa ribadiva: «Io al governo non andrò mai senza elezioni». Adesso sarebbe pronto, invece, a farlo. Ovviamente con la stessa coalizione di Letta, che va dal Pd al Nuovo Centrodestra, passando per quel che resta dei centristi. Il sindaco di Firenze potrebbe aggiungere, giusto per non farsi mancare niente, Nichi Vendola e 4-5 grillini. Mentre il Pd tenta un’altra delle sue imprese - bruciare due leader in una botta sola - gli altri partiti restano con il fiato sospeso. Mica è facile capire dove va il gioco e non sprecare le proprie carte. Due giorni fa erano tutti, o quasi, con Renzi. Ieri frenavano. Non si sa mai. Tutti dovrebbero porsi il problema della coerenza. A partire da Renzi. Avrà anche una strategia, ma qualcuno potrebbe dire di lui, quello che lui diceva del Cavaliere: «Cambia idea ogni tre giorni, non lo seguiamo più. È una soap opera tra Beautiful e Sentieri». Cari partiti, sarebbe ora di spegnere la tv.
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