Politica

Renzi accelera, Napolitano si arrende. Letta a un passo dalle dimissioni

Staffetta sempre più vicina. E nel Pd parte la raccolta di firme per chiedere al premier di fare un passo indietro

Staffetta servita. Il governo Letta è praticamente finito. Tra le due ipotesi rimaste in campo, Letta bis o Renzi I, la seconda è ormai sempre più probabile. Anzi prossima. La resa dei conti tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd sarà inevitabile. E sarà Renzi a spuntarla. Il gelo tra i due ormai è evidente. L’incontro di oggi che precederà la direzione Dem di domani sul governo sarà un ultimo tentativo di conciliazione, auspicato peraltro dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma sarà inutile. Tanto che lo stesso Capo dello Stato si tira fuori dalla contesa e alza le mani. «Mi pare che adesso la parola sia al Pd», dice dopo aver incontrato Renzi lunedì a cena e Letta ieri mattina. Già oggi i parlamentari del Pd potrebbero raccogliere le firme per chiedere a Letta di fare un passo indietro nella direzione di domani, dove il premier si presenterebbe di fatto sfiduciato. Gli sherpa del ministro Dario Franceschini - uno dei più attivi per portare il sindaco di Firenze a Palazzo Chigi - stanno cercando di convincere i lettiani a parlare col presidente del Consiglio per fargli capire che ormai è finita. Letta è comunque deciso a giocarsela fino alla fine e a tentare il tutto e per tutto dopo l’incontro col Capo dello Stato al Quirinale. Il premier vuole incontrare Renzi e subito dopo presentare subito dopo il patto di maggioranza 2014. «Io non mi dimetto, voglio rilanciare il governo. Se il Pd vuole la crisi lo dica alla luce del sole, davanti agli italiani, non con manovre di palazzo», è il pensiero del premier, che non vuole arretrare davanti ai tanti dubbi del Pd sul governo e ai tanti segnali di chi gli chiede di fare un passo indietro. Mentre in Transatlantico tutti danno per scontata e imminente la staffetta, Letta resiste e alza la posta: chi vuole la sua testa deve dirlo. Per questo oggi con na conferenza stampa, presenterà il suo nuovo programma di legislatura ufficialmente e pubblicamente e chiederà che su quello i partiti, a cominciare dal suo, si pronuncino. «Nelle prossime ore presenterò il patto di coalizione con tutte le forze che sostengono il governo e sarà centrato sul rilancio economico», dice dopo il breve incontro con il Capo dello Stato. Il patto sarà «un programma di legislatura» con scadenze ben precise per «smontare» i timori di quei parlamentari che temono una fine anticipata alla primavera 2015. E il premier scommette: «Sarà convincente e convincerà tutti i partiti, anche il Pd». Nell’incontro con il Capo dello Stato Letta illustra questa linea, fa notare che finora aveva atteso per rispetto verso i tempi chiesti dal Pd e da Matteo Renzi per incardinare le riforme, ma ora è giunto il momento di tentare il tutto per tutto. Napolitano ascolta. «Il Colle è spettatore in questa vicenda - confermano alcuni parlamentari - che è una vicenda tutta interna al Pd». «Ma non è vero che il Capo dello Stato ha dato il via libera a Renzi, come raccontano alcuni Dem», assicura un lettiano. Napolitano chiede insomma ai due contendenti di raggiungere un’intesa su una linea che non precipiti il Paese nel caos. Un appello destinato a cadere nel vuoto: Letta e Renzi sono ai ferri corti. Il premier dal canto su fa sapere di essere uscito dal Quirinale «confortato e ancor più determinato ad accelerare». Dunque oggi, molto probabilmente dopo un colloquio con Renzi, il premier presenterà il patto e chiederà la fiducia politica. Alla luce del sole e prima della direzione del Nazareno: Letta vuole evitare lo scontro all’interno della sede del partito e spostarlo eventualmente in Parlamento per stanare chi soffia sul fuoco senza uscire allo scoperto. «Non c’è più tempo e se qualcuno vuole la crisi di governo la deve fare alla luce del sole e non con una manovra di palazzo, o mediatica», dice un parlamentare lettiano. Sullo sfondo, ma non ininfluenti, ci sono gli umori della stragrande maggioranza del Pd, che teme di essere penalizzata dal sostegno a un governo che non goda di buona salute. Ci sono i timori del Ncd di Angelino Alfano, che per ora non stacca la spina, rinnova il sostegno a Letta, ma chiede al Pd di fare una scelta netta. Ncd però non si opporrebbe a un governo Renzi. Oggi il vicepremier riunirà i gruppi parlamentari per valutare la situazione. Il capogruppo di Scelta civica Andrea Romano da giorni dice a destra e a manca che sosterrebbe il segretario Dem a Palazzo Chigi. Anzi, che Letta dovrebbe essere responsabile e constatare l’esigenza di un cambio di passo riformatore. Dimettendosi. «Renzi manda avanti Scelta civica per cercare un killer...», è la «risposta» dei lettiani. L’impressione è però che solo una mossa di Ncd o Sc possa costringere Letta a fare un passo indietro. «Chi vuole la staffetta lo dica alla luce del sole», è la sfida di Letta. Per i renziani però, dopo l’incontro di lunedì sera tra il segretario Dem e Napolitano, «ogni scenario è aperto». Il pressing dei renziani affinché Letta faccia un passo indietro è sempre più asfissiante: o si dimette o affronti la direzione Dem. Il segretario del Pd appare sempre più risoluto e determinato affinché si trovi una soluzione che assicuri l’iter delle riforme, con un orizzonte che non sia più quello del 2015, ma del 2018. La diplomazia del Nazareno sonda Letta per capire se è ipotizzabile un passo indietro per evitare la conta. «La batteria del governo è scarica, dobbiamo decidere se va ricaricata o cambiata», è l’ultimatum che in mattinata lancia Renzi lancia all’assemblea dei deputati del Pd, dedicata sulla carta alla legge elettorale. Renzi vuole il sostengo compatto dei gruppi parlamentari per sciogliere l’impasse. E in un momento così delicato, arriva con tempismo perfetto la richiesta del Pd e dei gruppi di minoranza, accolta dalla conferenza dei capigruppo della Camera, di far slittare a martedì l’esame della legge elettorale. Sul futuro del governo grava poi il peso dei numeri. Sc è con Renzi. Decisivo sarà l’appoggio di Alfano, che non si tirerà indietro. Renzi sonda intanto anche Sel e i dissidenti del MoVimento 5 Stelle. Ma è difficile che il braccio di ferro tra il segretario e Letta possa protrarsi fino in Parlamento. Il tentativo dei renziani è di far sì che il presidente del Consiglio getti la spugna prima della direzione. Oggi o domani potrebbe essere il Pd a chiedere al segretario di fare un passo avanti. E in quel caso Napolitano ne prenderà atto. «I due devono mettersi d’accordo prima», sottolineano i big del Pd. Una tesi in linea con quella soluzione non lacerante auspicata da Napolitano. Ma la frattura è ormai insanabile. I lettiani sono amareggiati per il fatto che il Pd metta alla graticola un altro leader: «È già successo e continua a succedere, così ci facciamo del male con le nostre mani». Letta contesta le critiche in un momento così difficile per il Paese e per la finanza locale. Ma i giochi ormai sembrano fatti.

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