Politica

Complotto o no Ora Re Giorgio chiarisca in aula

di Riccardo Scarpa

Ha fatto bene Alan Friedman a ribadire più volte nel corso della giornata di ieri che in nessuna pagina del suo libro si parla di complotto in merito alla sequenza dei fatti da lui descritti, che portarono nel novembre del 2011 il presidente Napolitano a conferire al professor Monti l’incarico di formare il nuovo governo. E in verità non stupisce che nell’Italia dei guelfi e ghibellini, sulle rivelazioni del giornalista americano si siano subito formate due opposte fazioni. La prima concorde con Letta nel parlare di mistificazione, di semplici contatti tra autorevoli personalità e di legittimo sondaggio del Colle per verificare chi sarebbe potuto salire a Palazzo Chigi; la seconda a essere convinta di un comportamento perlomeno anomalo di Napolitano, in costanza di un governo legittimamente eletto, nel luglio 2011 pienamente operante, ancora sostenuto da una maggioranza molto ampia, sia alla Camera che al Senato. A nostro avviso, la chiave di interpretazione decisiva per capire quanto accaduto si ritrova, prima che nei contatti fra Napolitano e Monti e poi di Monti con Prodi e De Benedetti, nella decisione successiva del Capo dello Stato di nominare Monti senatore a vita, con una procedura che molti giudicarono improvvisa e anche inattesa. Sembra plausibile che Napolitano, che aveva già incassato la disponibilità di Monti per palazzo Chigi, abbia voluto con la nomina a senatore a vita del professore, conferire autorevolezza e peso a una scelta preventiva e ancora in pectore, che contava di rendere ufficiale al momento opportuno. Sotto questo punto di vista, la tempistica è illuminante. Dopo i ripetuti e ammessi contatti dell'estate, il 9 novembre 2011 Napolitano nomina Monti senatore a vita in base all'articolo 59 comma secondo della Costituzione. Berlusconi è ancora capo del governo, ma si dimetterà tre giorni dopo, il 12, per «senso di responsabilità», pur non essendo stato sfiduciato dal Parlamento. A questo punto la sequenza dei fatti è stranamente incalzante: il 13 novembre Monti riceve l’incarico di formare il nuovo governo, il 16 scioglie la riserva e presenta i nuovi ministri, il 17 ottiene la fiducia del Senato, il 18 quella definitiva della Camera. Il cerchio è chiuso. Conoscendo i tempi e i rituali della politica italiana, la laboriosità delle consultazioni del Quirinale con i gruppi politici e i presidenti emeriti, la necessaria riflessione del capo dello Stato prima di conferire un incarico, non esistono precedenti di tale rapidità. Alla luce delle rivelazioni di Friedman, quell’insolita e veloce procedura (una riforma costituzionale a nostra insaputa?) sembra avere oggi una spiegazione: tempi e modi della successione a Berlusconi forse furono minuziosamente studiati e predisposti in tutti i minimi dettagli. Ci sembra insussistente la nuova iniziativa dei grillini di raccogliere firme per una seconda richiesta di impeachment di Napolitano, ma se il presidente, senza scrivere lettere ai giornali, chiarisse al Parlamento i motivi del suo comportamento, sarebbe di certo una vittoria della democrazia.

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