Due ore al Quirinale per «sbrogliare la situazione» e «discutere di scenari possibili sul governo», come sintetizza il fedelissimo Matteo Richetti. La lunga giornata di Matteo Renzi, contrassegnata dagli attacchi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, termina sul Colle, dove il segretario Pd incontra il Capo dello Stato ed è suo ospite a cena dopo averlo difeso in modo netto e inequivoco. «È inaccettabile l’attacco di queste ore contro il presidente Napolitano - aveva detto il segretario del Pd prima di salire al Quirinale - Al Capo dello Stato, che come sempre anche in quella circostanza agì nell’interesse esclusivo degli italiani, va la più affettuosa solidarietà delle democratiche e dei democratici». Sull’incontro tra Renzi e Napolitano, Richetti spiega: «Domani (oggi ndr.) sarà una giornata centrale per la legge elettorale in aula e Napolitano ha incontrato Renzi per discutere quali scenari sono possibili per il governo». Richetti spiega che il segretario Dem ha ribadito a Napolitano «che ripete da mesi: non possiamo pensare che Renzi adesso pressi per andare a Palazzo Chigi ma il governo è aggrovigliato su se stesso». Renzi avrebbe bocciato l’idea della staffetta con Letta a Palazzo Chigi, ma i suoi fedelissimi sono divisi: per alcuni sarebbe la scelta giusta, per altri un rischio enorme. I temi su cui punta il segretario restano legge elettorale e riforme. La riunione del gruppo Pd alla Camera, calendarizzata per ieri sera, è stata però rinviata a stamattina alle 8.30. Il nodo da sciogliere è l’atteggiamento da tenere sull’emendamento presentato da Lauricella. La minoranza Pd continua a insistere infatti affinché il partito porti avanti tre correzioni all’Italicum considerate «irrinunciabili»: la garanzia sulla parità di genere, le primarie obbligatorie anche se con deroga per la prima consultazione e, appunto, il «lodo Lauricella», che prevede l’entrata in vigore del nuovo sistema solo dopo la riforma del Senato. Del resto, l’emendamento Lauricella va proprio nella direzione indicata dal segretario di un pacchetto di riforme complessivo. Per questo c’è ottimismo sul fatto che il Pd nel suo complesso consideri dirimente la questione. «Il nostro scopo è aiutare Renzi a migliorare la legge elettorale», spiega Gianni Cuperlo. Ma subordinare l’approvazione dell’Italicum al varo delle riforme istituzionali vorrebbe dire allungare la legislatura e la vita del governo. E Renzi sarebbe disposto a lasciare Letta a Palazzo Chigi così a lungo, per giunta senza più la possibilità di andare a elezioni anticipate, mancando la nuova legge elettorale? E votare con quella uscita dalla Consulta vorrebbe dire consegnare il Paese ancora all’ingovernabilità. Di qui il pressing di alcuni renziani affinché il segretario prenda di petto la situazione, puntando a Palazzo Chigi. Solo lui potrebbe garantire la tenuta di un governo di legislatura e riformatore fino almeno al 2017. Scelta Civica e Nuovo Centrodestra non potrebbero non appoggiarlo, non essendo pronti alla sfida elettorale. Sul tema grava l’incognita dell’atteggiamento del Quirinale e non è detto che Renzi e Napolitano non ne abbiano parlato. Il Capo dello Stato avrebbe ribadito la necessità di stabilità in un momento delicato. Il premier Enrico Letta non intende fare passi indietro, ma il pressing su Renzi si fa sempre più serrato. Il segretario però tira il freno a mano e non vuole prendere l’iniziativa: «Sono tantissimi i nostri che dicono: dove dobbiamo andare e chi ce lo fa fare? E ci sono anche io tra questi. Nessuno di noi ha chiesto di andare a prendere il governo». Certo il Pd non sfiducerà Letta. Renzi nega insomma la staffetta, ma l’accelerazione è nei fatti. Confermata dal vertice tra il segretario e il Capo dello Stato e dalla possibile anticipazione della direzione Pd sul governo, inizialmente prevista per il 20 febbraio, a giovedì 13. «Alea iacta est», il dato è tratto, sintetizzano alcuni renziani. «Con l’opposizione si scrivono le regole ma non si può governare con FI, mettiamo la parola fine al governo delle larghe intese. Il governo Renzi potrebbe dare al parlamento un impulso di cambiamento», dice Richetti. Il portavoce del Pd, Lorenzo Guerini, rilancia però l’ipotesi di andare al governo senza la legittimazione delle elezioni: «Capisco le resistenze di Matteo, ma credo che sia un dovere al quale la politica non può sfuggire quello di verificare, senza reticenze e con coraggio, se un governo di legislatura non possa essere la soluzione migliore per l’Italia. Perché c’è una crisi economica che morde pesantemente gli italiani. È arrivata la richiesta di uno scatto in avanti, per ripartire. Per iniziativa del Pd, e in particolare del suo segretario, abbiamo ripreso il filo delle riforme. Questa scommessa va portata fino in fondo. Oltre alla legge elettorale, stiamo affrontando il tema delle riforme costituzionali, con il superamento del bicameralismo perfetto. Ma è un processo che richiede, per le procedure previste dalla Costituzione, un orizzonte temporale medio-lungo». Tempo che Letta non avrebbe: «L’orizzonte che si è dato questo governo arriva alla conclusione del semestre europeo». Certo, per il coordinatore della segreteria del Pd «tutte le ipotesi rimangono aperte. Ma ciò che ieri sembrava impensabile o molto difficile, potrebbe diventare necessario». Renzi nel frattempo attende di sapere da Letta - tra i due è gelo da giorni - cosa intende fare: «Chiedete a Enrico. Tocca a lui, il presidente del Consiglio ha onore e onori: a lui il compito di dire cosa ha funzionato».
Renzi difende il Colle. Staffetta bocciata
Il segretario Pd incontra Napolitano al Quirinale su governo e riforme. Matteo vuole che sia Letta a decidere, ma il pressing aumenta
