Lui, il filosofo del diritto, ogni volta che qualche giornalista lo citava come “ideologo del Movimento 5 Stelle” si stizziva. Teneva a ribadire che non era un esponente del Movimento, né un ideologo, ma al massimo un “simpatizzante”. Però non disdegnava di calcare le scene dei talk show politici e dei programmi di approfondimento. L'ultima performance televisiva del professor Paolo Becchi c'è stata ieri, a Piazza Pulita di Corrado Formigli, su La 7, dove il pensatore grillino senza bollo ufficiale è stato ospite per argomentare le ragioni della richiesta della messa in stato d'accusa di Giorgio Napolitano. Una partecipazione che evidentemente Beppe Grillo non ha gradito. Tanto che il comico genovese su Twitter oggi ha scritto: “Paolo Becchi non rappresenta in alcun modo il MoVimento 5 Stelle”. Così anche il costituzionalista di riferimento dei pentastellati è stato scomunicato via web dal leader supremo, come i vari parlamentari finiti sotto la mannaia del capo per devianza dalla linea ufficiale. A scanso di equivoci Grillo ha aggiunto che “i suoi interventi sono a puro titolo personale”. La risposta del filosofo è affidata a Wittgenstein: “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”. Così Becchi toglie il disturbo. Talmente eretico ed eterodosso da decidere di rispondere con il silenzio alla richiesta di star zitto. Come dire: se il leader censura, occorre obbedienza. Della senatrice Adele Gambaro che aveva osato azzardare l'ipotesi “il problema del movimento è Grillo”, Becchi scrisse sul blog del comico: “Non può parlare a titolo personale. La differenza sostanziale tra il Movimento e i partiti politici tradizionali consiste nel fatto che deputati e senatori sono solo i portavoce del Movimento nel Parlamento. La senatrice ha violato la fiducia che il Movimento aveva riposto in lei”. Stavolta è successo a lui.
Grillo scomunica anche Becchi: "Non rappresenta il Movimento"
Il filosofo e giurista vicino ai 5 Stelle e attivo sul blog del comico genovese toglie il disturbo. Ha sempre sostenuto che i grillini non debbano parlare a titolo personale
