Tre anni sono un tempo piuttosto lungo. Soprattutto per la memoria di chi ha tutto l’interesse a dimenticare. Così a febbraio 2014 il dibattito politico si accende per il classico «segreto di Pulcinella». Perché basta una semplice ricerca per accorgersi che in quell’estate del 2011 in cui il presidente Giorgio Napolitano trascorreva i suoi pomeriggi con Mario Monti offrendogli té freddo e la poltrona di Palazzo Chigi, non c’era giornale che non ne parlasse. Il governo Berlusconi sembrava ad un passo dalla caduta e il Professore veniva indicato come favorito nella rosa dei possibili successori. Qualcuno lo vedeva bene anche come ministro dell’Economia al posto di Giulio Tremonti. Lo stesso Monti ha confermato nel 2012 al settimanale Tempi che già nell’autunno 2010, quando Gianfranco Fini si cacciò (o fu cacciato fate voi) dal Pdl, diversi esponenti politici lo avevano «sondato». Insomma l’ombra di Mario aleggiava minacciosa su Palazzo Chigi. E la conferma arrivata oggi attraverso le «clamorose» indiscrezioni nulla aggiunge e nulla toglie. Certo, si dirà, nel nostro ordinamento è il Parlamento a sfiduciare i governi e non il Capo dello Stato. Quello di Napolitano, quindi, è un vero e proprio golpe. Obiezione legittima che però cozza con il fatto che l’esecutivo dei tecnici nacque con il beneplacito del Cavaliere, unica vittima di quel golpe. A questo punto resta solo una domanda: perché tanto clamore? E perché proprio nella settimana dell’incontro decisivo tra Enrico Letta e Napolitano? A chi giova? L’impressione è che più della notizia in sé a creare il caso siano stati gli interessi dei singoli. Di chi in questo momento spera di lucrare qualcosa da uno scenario caotico con Re Giorgio azzoppato e non più in grado di governarlo. Di quei poteri «forti» che vorrebbero gestire la situazione a proprio uso e consumo. Magari sono gli stessi cui Monti, cosa tutt’altro che normale, chiedeva consigli nell’estate 2011: Romano Prodi (uno che il Quirinale lo ha assaporato e forse spera di arrivarci da successore di Re Giorgio) e l’ingegnere Carlo De Benedetti (tessera numero uno del partito di chi sogna Matteo Renzi premier). Napolitano ha fatto sicuramente degli errori e la sua debolezza, l’essere diventato obiettivo privilegiato di attacchi più o meno fondati è in parte responsabilità propria. Lo stesso Letta non è esente da colpe e ora si trova davanti ad un bivio decisivo. Noi magari siamo paranoici e vediamo complotti dietro una semplice operazione commerciale che punta a far parlare di un libro che domani sarà in libreria. Ma l’intera vicenda sembra avere un obiettivo chiaro: un Colle debole per permettere ai poteri «forti», qualunque essi siano, di tornare protagonisti.
Colle più debole e poteri forti
di Nicola ImbertiTre anni sono un tempo piuttosto lungo. Soprattutto per la memoria di chi ha tutto l’interesse a dimenticare. Così a febbraio 2014 il dibattito politico si accende per il classico...