Una bomba da maneggiare con cura. Molta cura. La vicenda Napolitano-Monti rappresenta per Forza Italia un’arma a doppio taglio. Perché da un lato le rivelazioni di Alan Friedman confermano in blocco le teorie berlusconiane sul «complotto dello spread» e rappresenteranno un’ulteriore iniezione di benzina nella campagna elettorale per le Europee. Dall’altro, tuttavia, un eccessivo indebolimento del Capo dello Stato, con l’eventualità di un suo passo indietro, è considerato molto rischioso. Il perché è presto detto: se Napolitano dovesse «cadere» il percorso verso un rapido ritorno alle urne - opzione che il Cavaliere, spinto dai sondaggi, è tornato ad accarezzare - subirebbe un inevitabile stop. Non solo: con l’attuale Parlamento a eleggere il nuovo Presidente, il rischio sarebbe quello di ritrovarsi al Quirinale una personalità ancora più ostile di Re Giorgio. Magari proprio quel Romano Prodi che non a caso, maligna qualcuno, è stato tra le fonti dello scoop di Friedman. È per queste ragioni che ieri Berlusconi ha mandato avanti l’artiglieria pesante ma senza esporsi in prima persona. Sebbene chi ha avuto modo di parlare con lui lo definisca «molto irato, indignato dalla vicenda». L’ordine, quindi, è quello di sparare sul Capo dello Stato per dei fatti «inquietanti» che non devono passare inosservati. «Un presidente della Repubblica non può comportarsi come un capo di partito che trama contro un altro leader - si sussurra in Transatlantico - ormai Napolitano è delegittimato». Ma la linea da seguire nei prossimi giorni non è stata ancora decisa. «Oggi è il giorno della rabbia - spiega un deputato azzurro - ma i fatti sono troppo freschi per poter intuire la strategia del poi». Tra i primi ad attaccare il Colle i due capogruppo di Fi a Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani. L’economista, in particolare, giudica inappropriata la lettera con la quale Napolitano si è difeso dalle accuse: «Il Presidente alimenta il fumo, non lo dissipa - dice Brunetta - e pretende di occultare il lavorio di trame e disegni, incontri e appuntamenti con Monti e altri personaggi implicati in quella vicenda, sotto il manto del segreto di Stato». Sullo stesso tenore Carlo Ripa di Meana, che fu Commissario Europeo nelle Commissioni Delors 1985-1993, per il quale «emerge con chiarezza impressionante l’intrigo internazionale per disarcionare il legittimo governo Berlusconi. Tutto ciò va denunciato con forza. E studiato con passione e approfondimento per il futuro». Resta il nodo delle azioni da seguire nei confronti del Colle. Daniela Santanché avanza la richiesta di dimissioni e rivendica di essere stata tra i pochi ad aver sempre indicato in Napolitano l’artefice del colpo di Stato contro il Cav. Augusto Minzolini si spinge addiritura a parlare di impeachment. Un asse con il MoVimento 5 Stelle nel Comitato per la messa in stato d’accusa del Presidente che per ora si manifesta con Lucio Malan che ha dichiarato che Forza Italia si opporrà alla «manifesta infondatezza» del dossier. Ma poi non si dovrebbe andare oltre. Soprattutto, non si dovrebbe scendere sullo stesso terreno degli insulti adottato dai grillini. Sul fronte governativo, invece, il Cav resta alla finestra per scoprire se la «staffetta Renzi-Letta», tornata tra le ipotesi nelle ultime ore, si concretizzerà sul serio. Con un’unica convinzione: Forza Italia resterà all’opposizione e capitalizzerà tutti gli errori che farà il premier del Pd. Chiunque esso sia.
Cav indignato: «È la prova che fu un golpe»
Insorge Forza Italia: «Napolitano non è più legittimato». Minzolini: impeachment. Ma c’è chi frena: «Non indeboliamo troppo il presidente o ci ritroviamo Prodi»
