Politica

I «pacifici» pescatori protestano perché vogliono morti i fucilieri

di Maurizio PiccirilliContro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone scendono in campo i pescatori del Kerala. A poche ore dalla nuova udienza della Corte suprema si scatenano i sindacati di...

Contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone scendono in campo i pescatori del Kerala. A poche ore dalla nuova udienza della Corte suprema si scatenano i sindacati di categoria. Le dure proteste dei pescatori del Kerala sono scattate dopo le indiscrezioni sulla decisione del ministero dell'Interno indiano di perseguire Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sulla base della legge antiterrorismo e antipirateria (Sua Act), escludendo però la possibilità di applicazione della pena di morte. La Federazione indipendente dei pescatori indiani ha manifestato a Trivandrum, capitale del Kerala, dando fuoco ad alcune foto del ministro dell'Interno Sushil Kumar Shinde e urlando slogan contro il premier Manmohan Singh e la leader del Partito del Congresso Sonia Gandhi. Secondo uno degli organizzatori della protesta, citato dalla Ibn, con questa decisione il governo avrebbe ingannato l'intera comunità dei pescatori indiani. E il leader del sindacato, T. Peter, ha lanciato pesanti accuse contro l’Italia. «Il governo indiano si è inchinato all’Italia, un piccolo Paese che non conta nulla», ha dichiarato il sindacalista davanti alle telecamere. Secondo il rappresentante dei manifestanti, T. Peter, i marò meritano la pena di morte per aver sparato contro «pescatori disarmati senza alcuna provocazione». Il rappresentante dei pescatori da due anni non perde occasione per attaccare i due fucilieri di Marina italiani e l’Italia. Nel marzo 2012 chiese l’arresto del capitano dell’Enrica Lexie e di tutti i militari italiani del Nucleo di protezione. Gli attacchi sono proseguiti anche dopo che l’Italia, con il governo Monti, creando un pericoloso precedente, versò ai familiari dei due pescatori morti 150 mila euro: una cifra particolarmente elevata per il reddito medio dell’India. A conferma della pretestuosa protesta dei pescatori del Kerala, appena pochi giorni fa è arrivato l’appello alla liberazione dei due marò italiani bloccati in India, in attesa del processo per la morte di due pescatori, dalla moglie di una delle vittime. «Devono essere liberati perché non voglio che la maledizione dei due militari italiani ricada sui miei figli», ha detto al quotidiano Indian Express la vedova di Jalastine, uno dei due pescatori uccisi nel 2012 davanti alle coste dello stato indiano del Kerala. I due marò italiani sono accusati dalle autorità indiane di avere ucciso due pescatori del Kerala nel febbraio di due anni fa nell'ambito di una missione internazionale di lotta alla pirateria. Domani il procuratore generale indiano annuncerà la decisione sui capi d'imputazione davanti alla Corte Suprema. I pescatori del Kerala strumentalizzano la vicenda dei due marò anche per attaccare il governo sulla nuova normativa sulla pesca. E non è un caso perché proprio i pescatori del Kerala più volte sono stati coinvolti in sconfinamenti nelle acque territoriali dello Sri Lanka con scambi di colpi di arma da fuoco tra i marittimi dei due Paesi e tra la Guardia costiera cingalese e i pescherecci indiani. Scenario questo molto frequente e da non escludersi nel’ambito dell’inchiesta sulla morte dei pescatori del Saint Anthony.

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