Politica

Grasso: "La tragedia delle foibe resta ammonimento perenne"

L'istituzione del Giorno del Ricordo vuole essere un modo per superare tutte le barriere di odio, diversità e discriminazione

Come ogni anno, il 10 febbraio, si celebra il Giorno del Ricordo. Alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è iniziata in Senato la cerimonia di commemorazione in onore delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Napolitano ha preso posto in Aula fra il presidente del Senato, Pietro Grasso e il presidente della Camera, Laura Boldrini. Presente anche il premier, Enrico Letta. Apre la cerimonia il presidente dell'Aula. "Con intensa e profonda commozione sono oggi qui, insieme a voi, per ricordare una delle pagine più tristi che il nostro Paese, il nostro popolo ha vissuto: la tragedia della guerra, delle foibe, dell'esodo. Dieci anni fa il Parlamento italiano ha consacrato la data di oggi, anniversario della firma del Trattato di pace tra l'Italia e le Potenze Alleate nel 1947, quale Giorno del Ricordo. Da allora questa giornata è dedicata alla memoria di migliaia di italiani dell'Istria, del Quarnaro e della Dalmazia che, al termine del secondo conflitto mondiale, subirono indicibili violenze trovando, in molti, una morte atroce nelle foibe del Carso. Quanti riuscirono a sfuggire allo sterminio furono costretti all'esilio". Grasso afferma che non si può dimenticare e cancellare nulla. Non le sofferenze inflitte alle minoranze negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani.  "Ciascun Paese ha il dovere di coltivare le proprie memorie, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo. L'istituzione del Giorno del Ricordo vuole essere un modo per affrontare in maniera condivisa le cause e la responsabilità di quanto è accaduto e per superare tutte le barriere di odio, diversità e discriminazione. L'Italia non può e non vuole dimenticare. L'occupazione Jugoslava, che a Trieste durò quarantacinque giorni, fu causa non solo del fenomeno delle foibe ma anche delle deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi di popolazioni inermi. In Istria, a Fiume e in Dalmazia, la repressione Jugoslava costrinse molte persone ad abbandonare le loro case. La popolazione italiana che apparteneva a quella regione fu quasi cancellata e di quell'orrore, per troppo tempo, non si è mantenuto il doveroso ricordo". Poi conclude: "La tragedia delle foibe rimane ammonimento perenne".

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