Cinque anni in politica sono un’era geologica. Nel 2009 la crisi era ancora un rumore di sottofondo che arrivava dagli Usa, l’ascesa politica di Beppe Grillo non spaventava nessuno e Silvio Berlusconi viveva la stagione migliore dalla sua discesa in campo. La prova fu il risultato ottenuto dal centrodestra alle Europee che si tennero il 6 e il 7 giugno. Sull’onda di un fronte moderato che si affermò in tutto il continente, da solo il Pdl arrivò a quota 35,3%. Ma, aggiungendo il risultato di Lega (10,2%), Udc (6,5) e La Destra-Mpa (2,2), si arrivava alla quota «monstre» del 54,2%. Neanche a metà, invece, si issava il malconcio Pd di Dario Franceschini, reduce dal traumatico addio di Veltroni: 26,1%. Sempre in tema «come eravamo», da ricordare i buoni risultati di Idv (8%), Sel (3,1) e Rifondazione (3,4). A favorire il partito del Cavaliere fu un primo anno di governo, il Berlusconi IV, coinciso con la fase maggiormente decisionista del centrodestra. Nel giro di pochi mesi, infatti, furono approvati i provvedimenti per risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli, salvare l’Alitalia, abolire l’Ici sulla prima casa. E ancora, la riforma della scuola della Gelmini, il ddl anti-fannulloni di Brunetta, la legge anti-stalking della Carfagna, il piano sicurezza di Maroni, il salva-banche di Tremonti. Al di là delle opinioni sui vari provvedimenti, il quadro era all’opposto dell’immobilismo che oggi trasmette il governo Letta. È soprattutto per queste ragioni se oggi il Pd sta vivendo la vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, il prossimo 25 maggio, lacerato dal timore di una batosta senza precedenti e dall’irrequietezza del segretario Mateo Renzi. Il sindaco di Firenze ha cominciato a pensare alla staffetta con Letta a Palazzo Chigi proprio guardando alle Europee. Un paio di provvedimenti «a effetto» da premier, infatti, gli permetterebbero di superare con agilità il risultato ottenuto dal Pd di Franceschini. Con il Letta paralizzato delle ultime settimane, invece, il segretario rischia davvero di vedersi intestata una Caporetto inimmaginabile fino a qualche tempo fa. Lo dimostrano i sondaggi. Se quelli relativi al voto nazionale continuano a dare i Democratici oltre il 30%, la prima rilevazione sulle intenzioni di voto europee, effettuata giorni fa da Ipr per Repubblica , fotografa il Pd «appena» al 27,6%. Con tendenza al ribasso. A guardare con ansia al voto di maggio è anche il Nuovo Centrodestra di Alfano che, dopo non aver presentato il proprio simbolo alle Regionali sarde, vivrà la consultazione europea come primo battesimo di fuoco nelle urne. Anche in questo caso l’obiettivo sembra alla portata: superare la soglia di sbarramento del 4% con i sondaggi che, al momento, accreditano Ncd oltre il 5. Ma la campagna elettorale di Berlusconi, tutta puntata a corteggiare gli scontenti dell’operato del governo e dell’euro, potrebbe erodere a poco a poco quel consenso. Restare fuori da Strasburgo, per gli alfaniani, costituirebbe probabilmente una pietra tombale sul progetti di costruire una proposta di centrodestra più «moderata». L’unico a vivere l’appuntamento europeo con relativa tranquillità è, a ben vedere, proprio Silvio Berlusconi. Un po’ perché il risultato di 5 anni fa è inarrivabile, e quindi i confronti sono esclusi. Un po’ perché le campagne elettorali sono l’habitat naturale del Cav, domiciliari o servizi sociali permettendo. Ancora una volta, ad aver tutto da perdere saranno gli altri.
Renzi e Alfano si giocano tutto in Europa
Il rinnovo del Parlamento di Strasburgo sarà il momento della verità Angelino deve superare il quorum, Matteo fare meglio di Franceschini
