Politica

Ma Bankitalia resta fredda con il premier

Il governatore Visco incalza il governo: la ripresa è debole e incerta Avanti con le riforme. La priorità: tagliare le tasse su lavoro e imprese

Mentre il premier Letta pensa a un nuovo patto sul programma, la Banca d’Italia detta l’agenda al governo. L’attività parlamentare è alla paralisi; solo il 10% dei decreti ha valore di legge. Su 429 provvedimenti approvati solo 45 hanno poi avuto attuazione. La situazione di stallo politico rischia di compromettere quel poco di crescita che secondo le previsioni dovrebbe manifestarsi quest’anno. Ecco quindi che proprio il giorno in cui Letta annuncia che farà ricorso per l’ennesima volta all’aiuto del presidente Napolitano per sbloccare l’impasse politico, la Banca d’Italia dal palco del Forex di Roma, sferza il governo a mettersi in moto e indica le priorità. Il Governatore Ignazio Visco parte da una ricognizione della congiuntura. La ripresa resa «debole e incerta»; nel 2014 il pil crescerà di un misero 0,7%. La crisi ha lasciato macerie soprattutto nel mercato del lavoro. La disoccupazione ha raggiunto un livello prossimo al 13%, il doppio di quello prima della crisi. Ma invertire la rotta, secondo Visco, è possibile. La strada da percorrere è quella delle riforme per «non bruciare la fiducia parzialmente ritrovata». La priorità è «rilanciare la domanda» e ogni intervento, a cominciare «dal taglio delle tasse su lavoro e imprese», va indirizzato a questo obiettivo. Il calo della pressione fiscale va accompagnato a «tagli selettivi della spesa che riducano gli sprechi e a interventi volti a rendere più efficiente l'amministrazione pubblica». Il Governatore insiste, in particolare, sulla necessità di congiugare il rigore nei conti con il sostegno alla crescita. Le manovre per risanare i conti anche se hanno avuto un effetto recessivo, erano necessarie per impedire il peggio. Ora, anche in condizioni di crescita moderata, «è sufficiente non deviare dall'obiettivo di pareggio strutturale di bilancio». Le riforme sono anche indispensabili alla credibilità del Paese. «La fiducia faticosamente riguadagnata non deve essere indebolita dal riaccendersi di timori sulla effettiva volontà dell'Italia a proseguire sulla strada delle riforme e della responsabilità». Se la credibilità del Paese dovesse essere di nuovo messa in discussione la prima conseguenza sarebbe di «compromettere il miglioramento delle condizioni di accesso al credito, con inevitabili riflessi sul costo del capitale e sugli investimenti delle imprese». Visco fa riferimento alla fiducia degli investitori esteri, «talora identificati con la categoria degli speculatori», che «può risentire rapidamente dei segnali di peggioramento nell'affidabilità creditizia». Tutto questo, senza dimenticare i consistenti ritardi strutturali del Paese. L'Italia, denuncia il Governatore nella sua analisi, «risponde ancora in maniera insufficiente alla sfida dell'innovazione tecnologica e della globalizzazione dei mercati». Soprattutto, il numero uno di Via Nazionale evidenzia che «non è possibile circoscrivere gli interventi ai settori in crisi», ma per «il recupero della competitività occorre una strategia di riforma articolata, a cui contribuiscano il settore pubblico, le imprese, il sistema finanziario». Visco si sofferma in particolare sulla situazione dei giovani: il tasso di occupazione per l’età compresa tra i 15 e i 24 anni, escludendo gli studenti, è sceso al 43%, dal 61 del 2007; dal 74 al 66% per l’età dai 25 ai 34 anni. Quanto ai rischi di deflazione, «non siamo in una situazione di generalizzata riduzione dei prezzi» ha puntualizzato ma «non va sottovalutato in prospettiva il rischio». Il Governatore sferza anche le banche che «devono continuare, o tornare, a fare le banche, sostenendo l’economia, facendo credito, riconquistando la fiducia». Un tema caldo è quello della gestione dei crediti deteriorati, quelli che la crisi ha trasformato in potenziali perdite. Visco apre all'ipotesi di un intervento che possa andare anche oltre la «bad bank» privata. Promuove gli interventi affettuati dalle banche sulla gestione dei crediti deteriorati ma dice che «non sono da escludere interventi più ambiziosi compatibili con le regole Ue». L'ipotesi di un contributo pubblico lascia comunque fredde le grandi banche e l'Abi. Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, spiega che «non ci sono notizie di negoziati» per un'ipotesi di bad bank che metta insieme pubblico e privato. Nel messaggio del numero uno di via Nazionale, Patuelli legge soprattutto «un incoraggiamento a proseguire nelle iniziative» che le singole banche stanno mettendo in campo. È, aggiunge, «un incentivo ad accelerare». Quanto alla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia, il presidente del’Abi respinge le accuse che è un regalo alle banche. «Non è vero, anzi il regalo lo hanno fatto forzatamente le banche agli italiani, pagando con le assicurazioni la cancellazione della seconda rata dell'Imu del 2013».

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