Politica

Il Cavaliere va di corsa: «Vincere da soli»

«Con un unico partito al governo riusciremo finalmente a fare le riforme». Poi l’affondo sulla Germania: l’euro per noi è una moneta straniera

Un week end all’insegna della campagna elettorale. Silvio Berlusconi, tornato a Milano in treno venerdì sera, ha dedicato il suo sabato a «sponsorizzare» la corsa di Ugo Cappellacci alla rielezione in Sardegna intervenendo telefonicamente a una convention ad Alghero. Ma il colpo di scena l’ex premier l’ha riservato per la serata, quando è apparso a sorpresa al Palazzo Unione del Commercio, in Corso Venezia, dove si stava tenendo il primo incontro tra i Club Forza Silvio lombardi alla presenza della coordinatrice regionale Mariastella Gelmini e di Giovanni Toti. È a «casa sua» che il Cavaliere ha dato il meglio, calibrando i primi fendenti della campagna europea. Ma con l’occhio alle future consultazioni italiane: «Se siamo in grado di fare una esposizione capillare ai cittadini delle nostre idee possiamo arrivare a vincere da soli con Forza Italia e a vincere anche in Parlamento per fare le riforme» ha detto il Cav. «Ci sono riforme da fare e che non siamo riusciti a fare per questo limite delle coalizioni - ha continuato - in primis la riforma della burocrazia, poi quella del lavoro, delle pensioni, la riforma fiscale e quella della giustizia. Ma questo sarà possibile con un solo partito al governo che abbia chiare queste idee». Poi Berlusconi ha affrontato uno degli argomenti caldi delle elezioni continentali: «L’euro per noi è una moneta straniera, perché abbiamo rinunciato alla nostra sovranità monetaria» ha spiegato». «La crisi che stiamo vivendo - ha continuato l’ex premier - è stata provocata anche da una politica assurda, e da un’Europa a guida tedesca». Poi il Cav si è scagliato contro uno dei nemici di sempre: la Procura di Milano. Berlusconi, infatti, ha annunciato di aver appena finito di scrivere («questa notte» ha detto lui) un «instant book» sul potere della magistratura italiana, che sarà distribuito nel corso della prossima settimana. Un riassunto dei temi l’ha anticipato proprio davanti ai fondatori dei vari club: «Spiegherò la magistratura con cui abbiamo a che fare - ha detto - che è incontrollata e incontrollabile. Non paga mai anche quando sbaglia. Sono impuniti, godono di un privilegio medioevale. Se ci sono 100 imputati in un processo di solito 50 sono giudicati colpevoli. Ma qual è il risultato se l’imputato è un giudice? La percentuale scende al 4-5%. Ci troviamo in una situazione molto lontana da quella di libertà in cui dovremmo vivere. Nessun italiano può essere sicuro, in queste condizioni, dei propri diritti». In mattinata, invece, il Cav aveva espresso un apparente «mea culpa» sul Porcellum, criticando un parlamento di «nominati che non hanno più avvertito il bisogno di mantenere i rapporti con il territorio». Un’uscita che è stata sfruttata da Ncd e dall’ala sinistra del Pd per attaccare il Cavaliere sulle liste bloccate dell’«Italicum». Sempre sul fronte del rapporto con i Democratici, si registrano piccoli segnali di «raffreddamento» con Matteo Renzi. Sul Mattinale, infatti, sono apparse le prime velate critiche al segretario. Innanzitutto per il «silenzio assordante» tenuto dal sindaco di Firenze sul caso Grasso. In secondo luogo sull’ipotesi che il «rottamatore» possa prendere il posto di Letta a Palazzo Chigi. Il senso degli attacchi è chiaro: finché Renzi coinvolge Berlusconi nel percorso delle riforme va bene. Ma piace molto meno se incomincia a «brigare» da vecchio democristiano per prendersi il governo senza neanche passare per le urne.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.