Matteo Renzi ci crede. Un po’ perché i suoi fedelissimi incalzano. Un po’ perché anche le minoranze Dem - ex Ds e popolari - chiedono un cambio di passo al governo e di fatto hanno già scaricato Letta. Un po’ anche perché è convinto che solo lui può fare le riforme e che votare oggi non converrebbe né a lui né agli alleati di governo, ma solo a Berlusconi. La staffetta a palazzo Chigi tra il segretario e il premier Enrico Letta è possibile, al Nazareno lo dicono tutti. E anche Renzi adesso comincia a crederci davvero. Ma le perplessità restano tante. Quindi, prudenza fino alla direzionePd del 20 febbraio. Il sindaco di Firenze resta cauto. «Siamo a un passo da una riforma storica: Senato, province, legge elettorale, Titolo V - scrive su Twitter - A me conviene votare, ma all’Italia no». Il che non vuol dire che non gli convenga forzare la mano e andare a palazzo Chigi senza passare per le urne. Renzi esclude comunque qualsiasi ipotesi di un governo con Berlusconi. «Se Renzi fa un governo con Berlusconi, gli tolgo il voto e anche il saluto...», gli scrive il giornalista Giovanni Valentini. Pronta la replica del segretario del Pd: «Non rischiamo né voto né saluto». «Una dichiarazione finalmente di buon senso - è il commento del ministro Maurizio Lupi (Ncd) - Quello che noi diciamo a Renzi è che il Pd deve decidere con chiarezza di sostenere questo governo e di coinvolgersi, anche con la nuova segreteria, nel governo individuando nei prossimi giorni le priorità di questo esecutivo, da qui a marzo 2015, e individuando insieme a Letta le persone che meglio possono rappresentare l’attuazione del programma». «Il Nuovo Centrodestra vuole il bene dell’Italia - fa eco il vicepremier Angelino Alfano - Nel 2014 l’Italia incontrerà finalmente la ripresa, cosa che non si registrava da tanti anni. Penso che questo sia un elemento da valorizzare, per valorizzarlo ci vuole un governo forte che governi. Noi siamo pronti a continuare a sostenere il governo guidato da Enrico Letta. Pensiamo, però, che sia indispensabile che ci creda davvero il Pd che è il partito del presidente del Consiglio. Se non ci crede il Pd tutto si complica». Ncd punta al Letta bis, ma si sente rassicurato dal fatto che Renzi non pensi né alle elezioni né a un governo col Cav. Lealtà a Letta anche da Scelta Civica, purché ci sia un cambio di passo. Ma non c’è preclusione a sostenere un governo Renzi. Il diretto interessato non fa una piega. Ha dato a Letta un ultimatum di 15 giorni: alla direzione del 20 febbraio il premier dovrà presentarsi con le idee chiare, con un programma e una proposta. A Renzi in queste ore stanno arrivando spinte contrapposte. C’è un nucleo di fedelissimi che lo incoraggia a rompere gli indugi. E un altro, altrettanto consistente, che invece lo spinge alla prudenza. La linea, da qui alla direzione, è mantenere un basso profilo. «Renzi andrà a palazzo Chigi solo per via elettorale», assicura Francesco Nicodemo, responsabile Comunicazione del Nazareno. «Il Pd non può permettersi di sfiduciare Letta in Parlamento», chiarisce Stefano Bonaccini, responsabile Enti locali. Ma qualcosa è cambiato nella testa del segretario Dem. «Non capisco perché se un parlamentare fa il segretario è una cosa normale. Se lo fa il sindaco è una notizia...», si domanda Renzi, che torna a pungolare l’esecutivo: «Il governo deve correre. E non lo chiedo io, lo chiedono gli italiani che, nella vita di tutti i giorni, fanno molta fatica a vedere la ripresa. Responsabilità per me significa mettere in campo risposte di cambiamento credibili». In Transatlantico non si parla d’altro. «Vedo un clima di generale smottamento», sintetiza un deputato renziano. Renzi - rivelano i suoi - alla staffetta sta pensando sul serio, ma ne ha ben presenti i rischi. Per un leader forte del consenso delle primarie andare al governo senza la legittimazione del voto potrebbe essere pericoloso. Il popolo Dem per tradizione fatica a perdonare crisi pilotate e di palazzo. Il precedente di Massimo D’Alema insegna. Poi c’è l’incognita della maggioranza, con Sel alla finestra. «Non c’è nessuna preclusione nelle soluzioni», spiega Lorenzo Guerini. Certo Renzi potrebbe garantire altri quattro anni di legislatura senza elezioni anticipate. E a molti parlamentari all’ultimo giro andrebbe benissimo. Di qui il pressing sul segretario. La sinistra Pd poi, con Renzi premier, proverebbe a riprendersi il Nazareno. Cuperlo ribadisce che o c’è un cambiamento vero o è meglio Renzi e manifesta tutta la propria delusione per il discorso di Letta in direzione: «Mi aspettavo prendesse di petto la situazione». Ma i lettiani vedono difficile la staffetta. Un parlamentare vicino al premier spiega che «Enrico non si dimetterà mai. Allora o il Pd gli ritira la fiducia o si va avanti. Ma se il Pd gli ritira la fiducia le strade sono due: o elezioni subito, e perderemmo, o Renzi a palazzo Chigi. Ma Napolitano ha finora fatto capire che non sarebbe entusiasta di questa ipotesi. E con che maggioranza andrebbe a palazzo Chigi Renzi? Noi non siamo autosufficienti, l’unica sarebbe avere l’appoggio di Ncd. Alfano si alleerebbe con Renzi che lo ha insultato fino a ieri? E lo farebbe gratis? L’unica cosa che potrebbe chiedere sarebbe un premio che non potrebbe che essere un calo della soglia elettorale e una rottura del patto con Berlusconi. Cosa che Renzi non si può permettere». Anche a palazzo Chigi sembrano abbastanza tranquilli su questo fronte e chi conosce bene le dinamiche del governo spiega che «il rapporto Letta-Lupi-Alfano è solido». Insomma, Letta non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Anzi, tira dritto ed è pronto a rilanciare: se Renzi vuole le riforme dovrà scendere a patti. Letta intende accelerare e non aspettare il 20 febbraio. L’idea è tirare fuori il patto di governo con il rimpasto subito dopo l’approvazione della legge elettorale alla Camera. «A quel punto il Pd lo boccerà?», si chiedono i suoi. Poi c’è l’incognita Quirinale. Il Colle ribadisce che nulla è cambiato: Renzi firmerà il patto di governo dopo il sì della Camera alla legge elettorale e ha assicurato che non intende puntare a palazzo Chigi senza elezioni. Ha cambiato idea? Per saperlo bisognerà aspettare il 20 febbraio.
Renzi ci crede. Ma predica prudenza
Fedelissimi divisi sulla staffetta con Letta e sui rischi di andare al governo Il segretario: il voto conviene a me, non all’Italia. Scettici Quirinale e Ncd
