Politica

Lo stop di FI: «Mai nel governo Renzi»

Malumore per l’apertura del Cavaliere: «Il nostro sì solo alle riforme» Intanto Berlusconi nomina i responsabili del programma per Strasburgo

Al momento c’è un’unica certezza: Enrico Letta ha i giorni - se non le ore - contati. Sulla puntata successiva, circolano le ipotesi più disparate, ognuna accompagnata da un bagaglio di incognite. Ma c’è un epilogo che, dalle parti di Forza Italia, tutti - o quasi - si sentono di escludere: non ci sarà alcun governo Renzi con ministri berlusconiani. «Certo, ai colpi di scena ci siamo abituati» commenta Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera. «Un anno fa nessuno pensava potesse nascere un governo di questo tipo - continua - e tre mesi fa era impossibile immaginare che Renzi incontrasse Berlusconi al Nazareno. Ma un altro governo del Pd con Forza Italia nella maggioranza è impossibile. È lo stesso segretario democratico a non poterselo permettere». Sarà. Ma appena 24 ore prima era stato proprio il Cavaliere ad aprire clamorosamente alla possibilità, salvo poi smentire quanto apparso sui giornali ieri mattina. Il tema era stato peraltro sollevato anche nella prima intervista concessa da Toti da consigliere politico del presidente, sollevando l’ira dei lealisti capitanati da Fitto. Ora invece la «disponibilità» di Berlusconi sembra essere interpretata dai fedelissimi più come una «non aperta ostilità» nei confronti dell’ipotetico governo Renzi. «Il nostro sì alle riforme non verrebbe certamente meno - si spiega in Transatlantico - ma non sarebbe nient’altro che questo. Abbiamo già dato con Letta...». Sulla sopravvivenza di «Enrico il nipote», ormai, non ci scommette più nessuno. «In un partito non possono esserci due presidenti del Consiglio - argomenta Daniela Santanché - vedrà che alla fine ne rimarrà soltanto uno». Sul «chi» la risposta è scontata. Anche se l’ipotetico governo del «rottamatore» non è visto come l’unico sbocco possibile. «Non credo che Renzi accetterà un’operazione simile» spiega Maurizio Gasparri, «anche se la caduta di Letta è ormai inevitabile. È più probabile che nasca un governo di scopo guidato da un’altra personalità con l’unico obiettivo di portare a casa la legge elettorale e poi rimandare il Paese alle urne». Sempre che Napolitano dia il suo assenso. «Ma il Colle ormai è molto più debole», sussurra un parlamentare azzurro, «al massimo può concedersi qualche ultimo "colpo" come quello concordato con Grasso. Difficile riesca ancora a salvare Letta». Sullo sfondo resta Berlusconi, che si gode comunque l’ineluttabile crescita di Forza Italia nei sondaggi e comincia a lavorare alla campagna elettorale per le Europee. Oggi l’ex premier interverrà telefonicamente a un evento della campagna elettorale del Governatore sardo Ugi Cappellacci. Nel frattempo, il Cav ha affidato a una commissione composta da Renato Brunetta, Paolo Romani, Raffaele Baldassarre, Denis Verdini, Giovani Toti e da lui stesso presieduta, l’elaborazione del programma politico e l’individuazione dei candidati per le Europee. Il Cavaliere ha poi nominato Sestino Giacomoni segretario della Conferenza dei presidenti dei comitati regionali. Per quanto riguarda le nomine comunicate giovedì, invece, Raffaele Fitto si sarebbe smarcato dalla commissione sulle «alleanze». Un modo per dire al Cav che non vuole poltrone o «contentini», ma auspica semplicemente la nomina, al più presto, dell’ufficio di presidenza. L’unico «organigramma» espressamente previsto dallo statuto del partito.

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