Gli ennesimi mesi di fuoco del ventennale confronto di Silvio Berlusconi con la magistratura cadono proprio in un momento cruciale per la politica italiana: mentre, cioè, sta muovendo i primi passi il treno delle riforme e i partiti si preparano alla campagna elettorale per le Europee. Una «coincidenza» che, dalle parti di Forza Italia, qualcuno stenta a vedere come casuale, e che vivrà di tappe forzate almeno fino al 10 aprile, quando a Milano si deciderà se Berlusconi dovrà scontare la pena per frode fiscale ai domiciliari o ai servizi sociali. In attesa del processo per la compravendita dei senatori - in partenza la prossima settimana a Napoli - ieri la «tenaglia» giudiziaria è tornata a scattare su due procedimenti che riguardano solo marginalmente il Cav. A Milano era infatti in programma l’udienza del processo Mediatrade (uno stralcio del processo Mediaset) nel quale il figlio di Berlusconi, Pier Silvio, è imputato con l’accusa di frode fiscale. L’attuale presidente del gruppo televisivo avrebbe dovuto essere interrogato ma alla fine la sua deposizione è slittata per il «colpo di scena» preparato dall’accusa: i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, infatti, hanno contestato l’aggravante della transnazionalita del reato, emersa dalle carte arrivate da Hong Kong nell’autunno scorso a seguito di una rogatoria internazionale. L’effetto immediato, oltre a quello di far alzare la pena massima a nove anni di reclusione, è lo slittamento della prescrizione di un paio d’anni, dal 2017 al 2019. Le nuove accuse, definite «incredibili» dalla difesa, hanno spinto gli avvocati di Pier Silvio Berlusconi a chiedere un rinvio dell’udienza, col dibattimento che riprenderà il 13 marzo. Una pausa «riempita» dal processo «escort», a carico dei fratelli Tarantini, partito ieri a Bari. I legali dell’imprenditore pugliese hanno chiesto di poter ascoltare come teste proprio Silvio Berlusconi. Una circostanza che potrebbe rappresentare un duro colpo all’immagine del Cav proprio mentre si stanno mettendo in moto gli ingranaggi della campagna elettorale per le Europee. L’ex premier, però, sembra non curarsene. Stando a quanto riferito da Renato Brunetta al Financial Times , infatti, Berlusconi starebbe addirittura pensando di candidarsi a Strasburgo in prima persona. In teoria, il Cavaliere sarebbe bloccato da incandidabilità e interdizione dai pubblici uffici, ma il capogruppo di Fi alla Camera preannuncia battaglia. «Se a Berlusconi sarà impedito di correre nelle elezioni di maggio - avrebbe detto Brunetta - partirebbero subito i ricorsi alla Corte d’Appello». Al di là della fattibilità dell’operazione, sarebbe senz’altro una mossa ad effetto. E i temi dell’ipotetica campagna elettorale sono già pronti: il Cavaliere proverà a smontare punto per punto la dottrina europea di Angela Merkel, «colpevole» di aver messo in atto politiche mirate ad arricchire il nord del Continente a discapito del sud. Sul fronte «interno», invece, Berlusconi continua a prestare attenzione al dibattito che si sta sviluppando nel Pd ed è sempre più convinto che il governo Letta potrebbe avere i giorni contati. In quel caso, il Cavaliere avrebbe confidato ai suoi di non essere contrario a un esecutivo di scopo targato Renzi che possa portare a termine le riforme. Anche se l’ipotesi non sembra graditissima a buona parte del partito, più desiderosa di tornare subito alle urne.
Silvio vola nei sondaggi? Ci pensano i pm
Cambiata l’accusa nel processo Mediatrade per allungare i tempi di prescrizione Ma Brunetta rilancia: Berlusconi si candida alle Europee, campagna anti-Merkel
