Politica

Basta privilegi e sprechi. Ce lo chiedono i cittadini

di Andera Augello*

Conosco le obiezioni ragionevoli sollevate sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e si riassumono in due tesi: in tutta Europa è previsto un contributo pubblico ai partiti; senza c’è il rischio di un’ulteriore degenerazione della politica, che potrebbe dipendere ancor di più dai poteri forti. Tesi così logiche da costringerci a porci una domanda: perché per gli italiani questo strumento di garanzia dell’indipendenza dei partiti è diventato l’odioso simbolo di un privilegio di casta? La risposta va cercata non solo nello stillicidio di scandali che ha travolto tesorieri, gruppi regionali e singoli parlamentari di ogni schieramento, ma nella distanza che ha separato proclami di volontà riformista e moralizzatrice, dalla realtà di un sistema politico deciso a difendere le proprie aberrazioni. Al momento del crollo della Prima repubblica una nazione logorata dalla malversazione di un ceto partitocratico rapace ed esoso, aveva reagito votando a furor di popolo un referendum abrogativo del finanziamento pubblico. Oggi a quelle motivazioni si aggiunge la crisi economica che morde il Paese, trasformando il malcontento in rabbia contro il ceto politico. Se è vero che molte nazioni utilizzano questo strumento, fatico a rintracciare in Europa casi come quelli Fiorito, Lusi o Belsito. È normale e logico che gli italiani esigano un cambiamento tangibile.

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