Oggi Matteo Renzi riunisce la Direzione del Pd per dibattere di riforme istituzionali. Obiettivo: formulare una proposta condivisa di riforma del Senato, che permetta di superare il bicameralismo perfetto, e delineare un intervento sulle Regioni per ridefinire la divisione di competenze con lo Stato. E il segretario democratico ha svelato in anticipo alcuni punti della sua proposta. Lo ha fatto da Palazzo Vecchio, nella sua Firenze, durante un convegno della Confindustria sulle città metropolitane a cui ha partecipato anche il presidente Giorgio Squinzi, che in questi giorni ha polemizzato aspramente con Letta per l'immobilismo sull'economia e proprio oggi ha minacciato di appellarsi a Napolitano nel caso in cui il premier non darà risposte soddisfacenti il 19 febbraio, quando sarà al consiglio direttivo dell'associazione degli industriali. Squinzi ha incrociato Renzi e pare che i due si siano accordati per un colloquio telefonico nei prossimi giorni. Ma il sindaco-segretario continua a dire di non essere interessato a incarichi di governo, perché al momento la sua priorità sono le riforme. E su questo presupposto ha delineato il suo progetto di revisione costituzionale. “Il mio partito oggi presenterà una proposta di riforma su cui c'è l'accordo di tutti i partiti dell'arco costituzionale. Il Senato deve diventare Camera delle autonomie e lo immaginiamo non elettivo, senza indennità, formato da 150 persone: 108 sindaci dei Comuni capoluogo, 21 presidenti di Regione e 21 esponenti della società civile che vengono temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica per un mandato”. Nel suo progetto, insomma, il Senato diverrebbe una Camera di raccordo con gli enti territoriali, nella quale siederanno per la maggior parte i rappresentanti di Comuni e Regioni già eletti, che non percepiranno altre indennità. E inoltre dovranno esserci 21 esponenti della società civile che, sul modello dei senatori a vita, verranno nominati dal Capo dello Stato. Niente riferimenti, invece, ai rappresentanti delle Province. Perché su questi piano ancora si devono decidere gli interventi: “Noi siamo per il superamento delle Province ma su questo non c'è l'accordo di tutti i partiti. Non vogliamo che il 25 maggio si voti per le province. Questo si realizzerà se il disegno di legge presentato dal ministro Delrio avrà una svolta al Senato. Questo disegno di legge se verrà approvato consentirà di avere province di secondo livello, con sindaci protagonisti ancora una volta”. Sul tema del convegno nel quale è intervenuto, altro capitolo irrisolto dell'organizzazione territoriale dei pubblici poteri, Renzi ha detto: “Se ne parla da trent’anni, da venti sono state istituite” ma “sono una barzelletta, sono rimaste un oggetto misterioso”. Con tutta probabilità, anche sulle città metropolitane si abbatterà la mannaia.
Renzi svela il suo progetto per il Senato
Una Camera delle autonomie con 150 membri: 108 sindaci dei Comuni capoluogo, 21 presidenti di Regione e 21 esponenti della società civile nominati dal Capo dello Stato
