Due settimane. La resa dei conti tra Enrico Letta e Mattero Renzi è fissata per il 20 gennaio. L'accelerazione è arrivata alla fine della Direzione del Pd. Una direzione in cui più di un esponente della minoranza ha evocato lo "schema staffetta": niente Letta bis, ma una sostituzione in corsa con il sindaco di Firenze che va a Palazzo Chigi alla guida della stessa maggioranza di governo, ma con un esecutivo completamente rinnovato. Certo, le subordinate sono tantissime. Bisogna creare un incidente di percorso, fare in modo che Letta sia costretto a lasciare la poltrona di presidente del Consiglio, sperare che Giorgio Napolitano permetta il cambio alla pari. I ben informati dicono che Renzi stia lavorando su tutti i fronti. E la conferma sembra arrivare proprio dal fatto che oggi i più convinti sostenitori di questa soluzione siano gli stessi (Gianni Cuperlo, Stefano Fassina & Co.) che fino a ieri chiedevano un segretario senza grilli per la testa, preoccupato esclusivamente della gestione del partito. Certo, con Matteo a Palazzo Chigi, sarebbe più facile per la minoranza conquistare la leadership del Pd. Una prospettiva piuttosto invitante. Sia chiaro, nessuno vuole apparire come il "killer" di Letta. "Io indico due strade - spiega Cuperlo - quella di una vera ripartenza, non un rimpasto, che consenta di saldare un accordo programmatico con un nuovo profilo e prestigio. Enrico Letta lo vuole fare questo sforzo? È in grado di farlo? Se sì, si vada avanti. Se invece non ci sono queste condizioni sia il segretario del partito a prendere un'iniziativa chiara, di una in particolare si parla tanto sui giornali, che discuteremo. Da parte mia lui troverà una piena responsabilità, nello spirito di una collaborazione vera". "Le elezioni - gli fa eco Matteo Orfini - non sono un'opzione, perché sarebbero elezioni che arrivano dopo un nostro fallimento. E possiamo avere anche Maradona alla guida, ma le elezioni adesso le perdi. E quindi è un rischio che non possiamo correre. Bisogna arrivare a un nuovo governo, non a un rimpastino". Insomma l'impressione è che Letta non sia più in auge all'interno del Pd. E a confermarlo arriva l'affondo di Renzi che in chiusura di Direzione annuncia: "Ho cercato di respingere l'idea che il problema del governo è la mancanza di serietà del Pd. Questa ricostruzione, che in verità non ha fatto Letta, è inaccettabile. In tutti i passaggi il Pd è stato serio con il governo. Trovatemi un momento in cui il Pd è mancato nella serietà con il governo". "Io sto sullo schema dell'aprile del 2013 - aggiunge -. Si diceva 18 mesi, ne mancano 8. Vogliamo cambiare schema? Non ho alcun problema a raccogliere l'invito di dedicare una direzione al giudizio su quello che sta facendo il governo, in una logica di franchezza e trasparenza che io per primo mi sono sentito di chiedere al presidente del Consiglio. Possiamo posticipare il jobs act alla settimana successiva e dedicare la direzione del 20 alla chiarezza su cosa pensa il Pd del governo. Dopo aver approvato, ragionevolmente, in prima lettura la legge elettorale". La resa dei conti è vicina.
Renzi-Letta, il 20 febbraio la resa dei conti
Il segretario fissa tra due settimane una Direzione "su cosa pensa il Pd del governo. Vogliamo cambiare schema? Non ho alcun problema"
