Politica

Prove tecniche di centrodestra. E Maroni apre a Casini

A vederli tutti seduti allo stesso tavolo, a parlare di centrodestra e della necessità di tornare uniti per sconfiggere la sinistra, sembra di essere tornati indietro nel tempo. In realtà, tra i...

A vederli tutti seduti allo stesso tavolo, a parlare di centrodestra e della necessità di tornare uniti per sconfiggere la sinistra, sembra di essere tornati indietro nel tempo. In realtà, tra i vari Gasparri, La Russa, Casini, Alfano e Maroni - l’uno seduto al fianco dell’altro nel convegno sul «Centrodestra nella Terza Repubblica» organizzato dalla Fondazione Tatarella - alcune divergenze restano. In primis quella sul ruolo che dovrà rivestire Silvio Berlusconi, quasi ignorato nelle varie relazioni fino all’intervento di Maurizio Gasparri. Ma l’impressione è che alla fine un punto d’intesa tra Forza Italia, Fdi, Udc, Ncd e Lega sarà trovato. Lo impone la nuova legge elettorale - se sarà approvata - e lo suggeriscono anche i promettenti sondaggi. Se poi questo basterà a sconfiggere Matteo Renzi, è tutt’altro discorso. Se il centrodestra vorrà tornare a essere vincente dovrà riempire di contenuti e programmi quella che, al momento, appare una grande ammucchiata con l’unico comun denominatore di essere alternativa alla sinistra. Può essere sufficiente a vincere le elezioni, ma governare - lo insegnano i cartelli elettorali uniti solo dall’antiberlusconismo - è molto più complicato. Per il resto, del convegno introdotto da Italo Bocchino - e che ci sia proprio l’ex finiano a fare da padrone di casa della reunion moderata è già abbastanza paradossale - resta soprattutto la sorprendente apertura di Roberto Maroni nei confronti di Pier Ferdinando Casini. Il Governatore della Lombardia si mostra lontano dalle nette chiusure del suo segretario Matteo Salvini. Dice di essere pronto a sottoscrivere un nuovo patto con i centristi «a patto che si parta dal programma e che in quel programma ci sia la macroregione del Nord e il federalismo fiscale». Casini, dal canto suo, evita di fare abiure per le recenti scelte politiche che l’avevano allontanato dal Cavaliere ma ammette senza problemi che la sua idea di costruire un terzo polo centrista è stata sconfitta dalle urne. Ed ora è pronto a ripartire con i vecchi alleati, «sempre che la mia tesi sia approvata dal congresso dell’Udc». L’unico apparso seriamente in difficoltà è Angelino Alfano, costretto nel ruolo di vicepremier in un governo sempre più schiacciato a sinistra. L’ex delfino del Cav è pronto a riallearsi con il padre politico, non potrebbe fare altrimenti, ma per giustificare il suo divorzio da Berlusconi fa sempre più fatica a citare argomenti convincenti. Resta solo quello delle primarie per la leadership. Fosse solo un problema di metodo, sarebbe stato risolto in un attimo.

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