Politica

Effetto «Pierferdy» sulle urne. Centrodestra vicino al 37%

È la soglia che fa scattare il premio di maggioranza. Il centrosinistra resta invece inchiodato al 36%

A volte basta poco per ribaltare le sorti di una sfida elettorale. E alle prossime elezioni politiche, questo «poco» potrebbe essere il 2,7% raccolto dall'Udc di Pier Ferdinando Casini, che permetterebbe al centrodestra di superare il centrosinistra, avvicinandosi alla soglia del 37% che - nella nuova legge elettorale - dovrebbe far scattare il premio di maggioranza per la coalizione vincente. È questo il dato politico più rilevante che emerge dall'ultimo sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche per «Il Tempo». Rispetto alla scorsa settimana, i partiti del centrodestra restano più o meno stabili. Forza Italia guadagna un paio di punti decimali e passa dal 22,3% al 22,5%, Fratelli d'Italia compie la traiettoria inversa, scendendo dal 2,2% al 2%. Stabili il Nuovo Centrodestra al 4,9% e la Lega Nord al 3,5%, mentre i partiti minori della coalizione perdono lo 0,2% e scendono allo 0,3%. È proprio il 2,7% dell'Udc (+0,1%), dunque, a fare la differenza, portando il totale centrodestra al 36,9%, quasi un punto percentuale in più (+0,9%) rispetto al centrosinistra. L'alleanza guidata dal Partito democratico, infatti, resta inchiodata al 36%. Con il Pd stabile al 32% e il punto decimale guadagnato da Sinistra Ecologia Libertà (3%) perso dai partiti minori della coalizione (1%). Con il Grande Centro ormai ridotto a un «centrino», rappresentato solo dall'1% (stabile) di Scelta Civica (-7,3% rispetto alle elezioni politiche del febbraio 2013), l'altro movimento significativo nel sondaggio dell'istituto diretto da Natascia Turato riguarda il Movimento 5 Stelle che, malgrado il fuoco incrociato (e, per la verità, giustificato) di tutte le altre forze politiche in Parlamento, guadagna un punto percentuale e si porta a casa un solido 21%. Un risultato che resta ancora distante dal 25,5% raggiunto all'ultima tornata elettorale, ma comunque abbastanza importante per consolidare la sua posizione di «terzo incomodo» in un quadro politico ancora molto fluido, con il 42,2% dell'elettorato potenziale ancora rifugiato tra gli indecisi (17,8%) e l'area dell'astensione (24,4%).

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