Politica

Casini apripista: ora tutti da Renzi e Cav

Verso l’intesa Sc con il Pd, Vendola frena ma sarà costretto all’alleanza A destra Berlusconi federatore: Ncd, Lega ed ex An pronti a tornare uniti

Sarà anche vero - come sostiene Irene Tinagli di Scelta Civica - che «non tutti gli elettori dell’Udc seguiranno Casini nel centrodestra». Ma è evidente che il primo esame superato in Parlamento dall’Italicum - con il voto segreto sulle pregiudiziali costituzionali - costringerà nel breve o medio periodo tutti i partitini a fare una scelta di campo: o di qua o di là. Casini, da questo punto di vista, è stato il primo. Ma è facile immaginare che la sua mossa scatenerà a cascata una serie di riposizionamenti. A partire dagli ex compagni di viaggio del leader dell’Udc, quella Scelta Civica che dal giorno delle elezioni ha visto erodersi a poco a poco il proprio consenso. A indicare quale sarà la strada che intraprenderanno i montiani è stato velatamente l’attuale leader del partito, Alberto Bombassei, secondo il quale «nel programma di Renzi ci sono molte cose condivisibili». Collocazione naturale nel centrosinistra dovrebbe avere anche Sel, sebbene Nichi Vendola voglia al momento fare il prezioso: «Se la questione è che noi dobbiamo fare i portatori d’acqua, non è scritto da nessuna parte che finisca con un’alleanza». In realtà la presa di posizione del governatore pugliese sembra essenzialmente volta a trarre i maggiori vantaggi possibili dalle modifiche che l’Italicum subirà in Parlamento. Oltre alla norma «salva Lega», infatti, si vocifera anche di emendamenti che inserirebbero il «diritto di tribuna» o la clausola del «miglior perdente», già presente nel Porcellum. In pratica, si tratta di far entrare a Montecitorio anche il primo partito di una coalizione che non raggiunge la soglia di sbarramento. A destra appare scontata l’alleanza di Forza Italia con gli alfaniani (anche se Ncd subordina l’intesa allo svolgimento delle primarie di coalizione), con la Lega (che storce il naso al ritorno di Casini, ma faceva lo stesso con Berlusconi due anni fa) e con quel che resta del mondo di Alleanza nazionale, dai Fratelli d’Italia al Movimento per An, che potrebbero a loro volta fondersi in un soggetto unico. Mentre, a sinistra, occorrerà verificare l’effettivo peso elettorale dei movimenti che si rifanno agli ex magistrati Ingroia e Di Pietro, i cui elettori sembrano da tempo fuggiti verso lidi grillini. Che poi questa voglia di riaggregarsi garantisca governabilità è tutta un’altra storia. Da sempre il Parlamento italiano è testimone di deputati che entrano con una bandiera e l’abbandonano il giorno dopo per fondare un gruppo autonomo. Ma la sera delle elezioni l’alleanza con i cosiddetti partitini si rivela il più delle volte decisiva. Lo sa bene proprio il Pd, sconfitto sonoramente quando Veltroni invitò a seguire la vocazione maggioritaria e vincente, seppur di misura, quando Prodi imbarcò il mitico Partito dei Pensionati o Bersani si alleò con gli autonomisti del Svp. Decisivi, questi ultimi a far conseguire al centrosinistra, con il loro 0,43%, il premio di maggioranza più sproporzionato della storia.

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