Politica

Dopo la pioggia l’arcobaleno

di Gian Marco Chiocci Ogni giorno, ai piani alti di Palazzo Wedekind, vediamo cose che voi umani non potete lontanamente immaginare. È tosto ammetterlo ma la mediocrità di certi androidi della cosa...

Ogni giorno, ai piani alti di Palazzo Wedekind, vediamo cose che voi umani non potete lontanamente immaginare. È tosto ammetterlo ma la mediocrità di certi androidi della cosa pubblica, locale e nazionale, continua a sorprenderci anche quando pensiamo che al peggio possa esserci una fine. Per dire di ieri. Dopo due anni di latitanza del governo italiano e altrettanti di strafottenze indiane, gli indegni eredi di Ghandi dovevano decidere sulla sorte dei marò. E invece niente: altra proroga alla faccia dell’Italia, Paese che disprezzano e al contempo temono per il processo a Busto Arsizio sulle mazzette ai politicanti di New Delhi. Eppoi che dire delle pensioni d’oro, che da ieri non si toccano per volontà di tutto il parlamento (Fratelli d’Italia e grillini esclusi). O del piagnisteo sessista sulla Boldrini o sulle gentildonne democratiche, stucchevole se raffrontato al silenzio parlamentare sulla lapidazione di altre donne, onorevoli e non, per le frequentazioni col Cav. E infine c’è lui, l’unico, inimitabile, ineffabile Marino. Dopo la debacle meteo, il sindaco di Roma ne ha fatta un’altra delle sue sistemando gli alluvionati in un locale abitato da zingari sfollati. Poi sempre ieri, in piena emergenza, s’è scoperto che l’alieno con le calosce ha dato mandato al Campidoglio di cercare un esperto delle tematiche gay, lesbiche, bisessuali e trans. Dopo la pioggia, l’arcobaleno.

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