Roma come Venezia. Negli ultimi anni l’immagine della capitale allagata è diventata sempre più frequente. Colpa di amministrazioni impreparate o dei cambiamenti climatici? «Il carico idraulico su Roma è stato importante, ma non può giustificare una paralisi di questo tipo – spiega Roberto Troncarelli, presidente dell’Ordine dei Geologi - Purtroppo le pubbliche amministrazioni hanno riempito gli uffici e depauperato il personale sul territorio. Prima c’era un controllo che ora non esiste più, mancano gli operatori che fanno monitoraggio, in tutti i settori. E’ anche vero che negli ultimi 20 anni si è registrata una modifica nel regime delle precipitazioni. Durante una stagione cade più o meno la stessa quantità d’acqua, ma le piogge sono concentrate in un lasso di tempo più breve. Aggiungiamo il fatto che le caditoie e i tombini non vengono manutenuti e abbiamo il quadro della situazione». Nel mirino gli impianti fognari sottodimensionamenti. «I collettori vecchi di decenni e le densità abitative sono notevolmente aumentate – spiega Troncarelli - così come la produzione di liquidi di natura antropica che gli impianti fognari non riescono più a smaltire». Gli fa eco il prof. Guido Giordano, geologo: «Le città sono cresciute molto e in maniera disordinata. Il rischio di frane e allagamenti si può mitigare con la prevenzione come il monitoraggio dell’alveo dei fiume, il rinforzo degli argini e la pulizia delle caditoie. Purtroppo siamo lontani anni luce da questo tipo di cultura e si preferisce mettere i pochi fondi disponibili su altri settori che danno maggiore visibilità a livello politico». Una carenza di investimenti, dunque, nonostante eventi come quello di venerdì siano sempre più frequenti. E’ soltanto di due mesi fa, il nubifragio che in Sardegna ha causato numerose vittime. Politici, dunque, poco lungimiranti. A fare le spese i cittadini. «C’è un deficit serio di conoscenza - sottolinea Giordano - Purtroppo si fa troppo poco per far conoscere in maniera capillare questi fenomeni e le pericolosità a cui determinati luoghi sono esposti. I cittadini devono sapere quali comportamenti adottare e a quali rischi sono esposti vivendo in una determinata zona. Ci dovrebbe essere un’educazione continua, a partire dalle scuole».
"Esperti solo in ufficio e fogne strapiene"
Pochi investimenti. Non c’è prevenzione
