Politica

Il voto è vicino e Casini riscopre il Cav

Le soglie dell’«Italicum» accelerano i contatti tra il leader Udc e Forza Italia No di Strasburgo all’urgenza del ricorso di Berlusconi sull’incandidabilità

Era nell’aria da tempo ma ora l’operazione avrebbe subìto una brusca accelerata. Pier Ferdinando Casini sarebbe in procinto di rientrare ufficialmente nell’orbita berlusconiana. Il come dipenderà dalla versione definitiva della legge elettorale approdata ieri, tra urla e sprepiti, a Montecitorio. Mentre il quando sarà determinato dalla data del ritorno alle urne. Che, stando all’attivismo del leader dell’Udc, potrebbe essere imminente. Casini nei giorni scorsi avrebbe incontrato Raffaele Fitto, leader dell’ala «lealista» di Forza Italia. Un faccia a faccia non episodico, ma contestualizzato in una manovra di riavvicinamento cominciata quando al Senato si discuteva della decadenza di Berlusconi, con l’esponente centrista che a più riprese attaccò la fretta di Pd e M5S nel voler fare fuori il Cav dal Parlamento. Nelle stesse settimane si era consumata la rottura con i montiani e la nascita di due gruppi separati al Senato. Già allora si parlò di un riavvicinamento di Casini al centrodestra, ma l’operazione sembrava prematura dato che l’uscita di scena di Berlusconi pareva aver allungato la vita al governo. Con l’intesa Renzi-Cav, però, tutto è cambiato. La soglia dell’8% per i partiti non coalizzati condannerebbe l’Udc alla scomparsa. Non a caso Pierferdy è stato tra i primi a capire l’aria che tirava e a provare a riposizionarsi: «Consiglio ai "piccoli" - le sue parole - di non sprecare lacrime e di darsi una mossa organizzando in Italia il Ppe e il Pse». In realtà anche la soglia del 4,5%, per i partiti «coalizzati», appare proibitiva per l’Udc, che attualmente i sondaggi danno intorno al 2,5%. Guarda caso proprio la percentuale che, sempre stando alle rilevazioni statistiche, mancherebbe al centrodestra per raggiungere l’agognata quota del 37% e vincere le elezioni senza passare dall’odiato ballottaggio. Se la legge restasse così com’è non è da escludere che Casini aderisca a Forza Italia. Se invece fosse inserita l’ipotesi diritto di tribuna, come auspicato da diverse forze politiche, il simbolo Udc con lo scudo crociato sarebbe ancora sulla scheda. Determinante, si diceva, anche il quando. La fretta di Casini, infatti, nasconderebbe la certezza che una volta approvato l’Italicum si torni immediatamente alle urne. Magari non a maggio - i tempi sono strettissimi - ma in autunno. Votare durante il semestre di presidenza italiana della Ue sarebbe inconsueto, ma non è tecnicamente impossibile, come ha ricordato nei giorni scorsi Renzi. Anche a Berlusconi l’ipotesi non dispiacerebbe, convito com’è che l’eventuale condanna a domiciliari o servizi sociali rappresenti un enorme volano per raccogliere ulteriori consensi. La campagna elettorale, inoltre, secondo il Cav costituirebbe un’ottima motivazione per ottenere ulteriori permessi nel periodo della pena. Si vedrà. Per ora, sul fronte giudiziario, non sono arrivate notizie confortanti. La Corte Europea dei Diritti umani di Strasburgo, infatti, ha respinto la richiesta di Silvio Berlusconi di instradare in un percorso prioritario il suo ricorso contro la legge Severino. I tempi della decisione, quindi, resteranno quelli ordinari e non di urgenza. Nell’attesa, il Cav continua a dedicarsi alla composizione dell’organigramma del partito. Nell’incontro con Fitto, Gasparri, Matteoli e altri big Berlusconi avrebbe ribadito la volontà di inserire Toti e altri giovani nei posti di comando di Forza Italia, ma questo senza «disfarsi» della vecchia guardia, che sarebbe comunque ricandidata in blocco in Parlamento. La soluzione del rebus, compresa la composizione delle liste elettorali, potrebbe non essere così lontana.

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