Politica

Legge oligarchica che uccide la rappresentanza

Ester Mieli Definisce la legge elettorale in modo vintage e colorito come il «patto del pizzicagnolo». Stakanovista e macchina elettorale Andrea Augello, ora nel Nuovo centrodestra, ci spiega il...

Definisce la legge elettorale in modo vintage e colorito come il «patto del pizzicagnolo». Stakanovista e macchina elettorale Andrea Augello, ora nel Nuovo centrodestra, ci spiega il suo punto di vista sul patto siglato tra Renzi e Berlusconi. Senatore Augello, parliamo dei numeri della legge elettorale? «37 e 4.5% sono due cifre fanno di noi l’unico Paese al mondo che deve usare i decimali per stabilire le soglie di ingresso in parlamento e lo sbarramento per i partiti». Lei ha definito l’accordo sulla legge elettorale «patto del pizzicagnolo», cosa voleva intendere? «È un po’ colorito ma rende l’idea. Io credo che tutta questa trattativa dimostri un formidabile limite culturale di coloro che se ne stanno rendendo protagonisti. Manca completamente una visione del tema della rappresentanza, qualsiasi barlume di consapevolezza del limite di sopportazione che il Paese ha raggiunto, sul fatto che il Parlamento possa continuare ad essere dominato all’infinito da una piccola oligarchia. La soluzione trovata è un approccio davvero dozzinale ai problemi posti dalla corte costituzionale, che alla fine ha portato alla strana deduzione che il 35% sia incostituzionale e il 37 no». Ma non è che lei si concentra sulle cifre perché il Nuovo centrodestra rischia di rimanere fuori dal parlamento se non entra in coalizione? «Io non parlo dei problemi di soglia, ma di problemi che sono condivisi dalla maggioranza del Paese, che vuole scegliere i propri rappresentanti e che vuole che una coalizione abbia una sua maggioranza se parte da una base costituzionale». Per quanto riguarda il finanziamento pubblico ai partiti cosa succede? «È lo stesso discorso della legge elettorale: ancora non giunge risposta alla nostra proposta di non rateizzare in tre-quattro anni il taglio del finanziamento ai partiti ma di procedere subito all’abolizione». Ma entro quando il Senato discuterà il provvedimento in aula? «Entro la prossima settimana. Le nostre richieste sono chiare: tagliare subito e per intero il finanziamento pubblico ai partiti, le agevolazioni per le loro scuole di formazione e di cancellare l’esenzione dal pagamento dell’Imu per i locali di loro proprietà». Ma i partiti dicono che avrebbero problemi con il personale... «Bene allora ci si proponga un equo compromesso, tagliamo subito il finanziamento e lasciamo in campo un fondo limitato per accompagnare i dipendenti in uscita. Questo gli italiani lo capirebbero benissimo, quello che non possono comprendere è un ulteriore rinvio». Dobbiamo aspettarci un Nuovo centrodestra di lotta e di governo? «Per il governo noi siamo pronti a discutere i temi che contano davvero con le nostre proposte da più di un mese: occupazione, riforma del fisco, pagamento delle imprese. Renzi invece non ne vuole sentire parlare fino a metà febbraio e noi non troviamo la cosa divertente. Per la lotta credo che Alfano dovrà prendere in considerazione l’idea di trasferire nel vivo del Paese la discussione che stiamo facendo sul tema delle preferenze e del finanziamento pubblico. Se abbiamo fatto un Nuovo centrodestra è perché queste cose dobbiamo farle sul serio».

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