Politica

Le primarie dei Democratici le pagheranno tutti gli italiani

Un emendamento alla legge elettorale prevede la consultazione facoltativa per i partiti, indetta dal Capo dello stato e regolamentata per decreto

«Non mollare», come dice Cesare Damiano del Pd, potrebbe costare molto caro agli italiani. Perché se da un lato la battaglia per le preferenze è anche sacrosanta, dall’altro l’idea di istituire le primarie per legge lo è un po’ meno. Un emendamento del Pd alla legge elettorale prevede infatti le primarie per scegliere i parlamentari. Consultazioni che però sarebbero facoltative e non obbligatorie per i partiti. Si tratterebbe di elezioni vere e proprie, indette dal Capo dello Stato almeno 15 giorni prima del voto e regolamentate per decreto. Non si voterebbe nei gazebo, ma in seggi elettorali stabiliti dal Viminale e le operazioni di voto sarebbero seguite dal classico pool di scrutatori, presidente e segretario di seggi. Certificata anche la stampa delle schede, quella dei manifesti e la campagna informativa istituzionale. Per votare basterebbe la tessera elettorale: tutti possono votare indipendentemente dall’orientamento politico. Con tutti i costi a carico dello Stato. Chi ottiene più voti ha diritto a un posto migliore nelle liste bloccate. Un sistema che già esiste in Toscana per scegliere i candidati al Consiglio regionale ed è costato l’ultima volta 1,7 milioni di euro. Ma a votare si è recato solo il 3,9% degli aventi diritto. Addio modello Pd con gazebo, dichiarazioni di voto e autofinanziamento di due euro a elettore. Ma perché pagare con denaro pubblico le primarie dei partiti? Soprattutto in considerazione del fatto che dal 2008 a oggi le ha organizzate solo il Pd. Anche se magari, con i costi a carico del contribuente, a qualche partito potrebbe venire la voglia di consultare la base. Così non stupisce che il «modello Toscana» sia stato accantonato: le primarie facoltative per la selezione dei candidati al parlamento non entreranno nella legge elettorale in discussione alla Camera, ma saranno introdotte come emendamento al testo sul finanziamento dei partiti in discussione in Senato. Perché di quello di tratta. Andrea Romano (Sc) dice che insisterà sui propri emendamenti che prevedono le primarie e l’ex ministro Cesare Damiano (Pd) ribadisce l’opportunità di «continuare la battaglia» per le primarie per legge obbligatorie per tutti. Ma se sono obbligatorie non si risparmierebbe tempo e denaro introducendo direttamente le preferenze? Sarebbe lo stesso, nei pregi e nei difetti. C’è poi il caso del Senato. Che senso ha fare una legge elettorale prima della trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie? Cosa farà questa nuova camera? Mistero. Damiano ne è consapevole: «L’emendamento presentato da Lauricella del Pd che propone di adottare la legge elettorale solo dopo la cancellazione del Senato è di buon senso, coerente e condivisibile. Non possiamo correre il rischio di parlare di un trittico inesistente (legge elettorale, Senato e Titolo V), per poi trovarci con un pugno di mosche. Se il Senato verrà cancellato, perché dovremmo avere una legge elettorale che vale per i due rami del Parlamento?». Altro mistero.

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