Politica

«I cattolici siano incisivi sulle riforme»

Costalli (Mcl): «Il motore sta ripartendo, ma non dobbiamo stare a guardare Si faccia la legge elettorale e si intervenga subito su lavoro e famiglia»

Il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, non ci sta a vedere i cattolici troppo in disparte in un momento così cruciale per il Paese e avverte: «Dobbiamo svegliarci, è necessario che tutto il mondo cattolico faccia un esame di coscienza, si rimbocchi le maniche e aiuti con idee, iniziative e sostanza la realizzazioni delle riforme». Crede che le faranno davvero? «Il motore delle riforme sta ripartendo e ci troveremo di fronte all’avvio di un processo riformatore serio e realistico a cui, come cattolici, è doveroso partecipare attivamente con proposte e contribuire con convinzione: anche con spirito critico ove necessario, ma evitando sia inutili enfatizzazioni che preconcetti faziosi». Che pensa della proposte fin oggi messe in campo? «Il pacchetto Renzi-Berlusconi-Alfano che accosta due interventi sulla Costituzione, specifici ma essenziali alla riforma delle legge elettorale, chiarisce finalmente che la sola riforma della legge elettorale non è, di per sé, assolutamente sufficiente a sostenere una vera ed incisiva riforma del sistema politico italiano che ormai, da tempo, gira sempre più a vuoto. Insomma, c’è bisogno di molto di più». Non mi dica che è d’accordo su tutto? «No, ma va anche sottolineato che le due riforme costituzionali in questione, cioè l’abolizione del bicameralismo e la riforma del titolo V, sono due interventi estremamente positivi al fine di un significativo recupero della governabilità complessiva del sistema Italia». Perchè? «L’abolizione del bicameralismo perfetto inciderà fortemente sul tasso di governabilità sia in quanto eviterà il doppio voto di fiducia al Governo, divenuto con il "porcellum" il fattore di massima instabilità istituzionale, in ragione di un diverso premio di maggioranza su base regionale, sia perché cancellerà la doppia lettura, eliminando l’iter legislativo». Bene, ma perchè tutti ce l’avete con questo maledetto titolo V? «Credo che l’aver dissennatamente trasferito alle Regioni la potestà legislativa sulle grandi reti di trasporto e navigazione, nonché sugli impianti di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia ha di fatto bloccato, o compromesso gravemente, l’avvio di nuovi progetti infrastrutturali con grave danno all’economia nazionale. Quindi bene cambiarlo e rimodulando i rapporti, ad oggi troppo squilibrati, tra lo Stato e le Regioni». Torniamo alla legge elettorale. Cos’è che non le piace? «È fuori dubbio che anche il tema della riforma elettorale debba collegarsi ad un ampio rinnovamento dell’impianto istituzionale del Paese. Fermandoci ai contenuti fondamentali della proposta di riforma del sistema elettorale i temi centrali si possono riassumere in due grandi filoni: la governabilità e la capacità di dare rappresentanza vera ai cittadini. Sotto il primo profilo il tema centrale è quello del premio di maggioranza: fissare la soglia al 35 per cento suscitava non poche perplessità non solo dal punto di vista costituzionale, ma anche da quello squisitamente politico. Passare al 37 per cento, come pare sia ormai deciso, è un buon passo in avanti, anche se avrei preferito toccare quota 40 per cento». E le preferenze? «È l’altro aspetto determinante, la cui assenza è un forte limite. Abbiamo sempre sostenuto che le preferenze sono lo strumento principe di partecipazione delle persone e oggi lo ribadiamo. Inoltre, nei collegi piccoli, che vanno a delinearsi, le preferenze non creerebbero nemmeno quella problematicità organizzativa e di costi delle campagne elettorali che molti denunciano». Bene ma se non ci saranno le preferenze, come reagiranno i cattolici? «Con responsabilità, ma una cosa è certa: è vietato tirarsi indietro. Questo tempo chiede a noi cattolici di uscire dall’irrilevanza, abbiamo sempre invocato le riforme e adesso non dobbiamo subirle. Dobbiamo fare proposte. Noi come MCL faremo la nostra parte». A furia di parlare di legge elettorale non c’è il rischio che spariscano dal tavolo le altre riforme? «Questo non è un problema da poco. Lo so è una frase davvero molto abusata, ma mai così corretta, di legge elettorale non si mangia. Anche su questo noi cattolici non possiamo stare guardare, anzi dobbiamo pungolare la politica con tutti gli strumenti a nostra disposizione, per far sì che questa non venga ricordato come la stagione delle riforme a metà. Quindi, avanti su lavoro e riforma fiscale, perchè senza questi due temi, oggi fondamentali più di ogni altra questione, mettiamo in crisi le famiglie italiane. Altro che premio di maggioranza».

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