Politica

Grillo scatenato, accuse e insulti al presidente «parafulmine»

di Alberto Di Majo

L’ultimo attacco è di ieri. Beppe Grillo ha lanciato un sondaggio sul blog per far votare ai simpatizzanti gli errori più gravi commessi dal Capo dello Stato. Bastava leggere solo la premessa per rendersi conto della protesta: «Il Presidente Napolitano, detto anche "il sovrano" o "re Giorgio", ormai da anni si comporta come se fosse il capo assoluto del Governo». Il comico lo accusa di aver accettato il secondo mandato «a condizione di poter gestire col pugno di ferro i vertici delle istituzioni, Parlamento incluso». Ma, nota ancora il blog, «il Presidente Napolitano non è esente da errori, anche gravissimi, che inficiano la credibilità e la fiducia dei cittadini nella stessa istituzione che rappresenta. Errori che non possono essere consentiti al Presidente della Repubblica, in particolare quando rappresentano sudditanza a poteri stranieri, pesanti ingerenze sul Governo, occultamento di fonti giudiziarie». Accuse pesanti. Del resto il MoVimento 5 Stelle proporrà l’impeachment. Ma sono anni che il presidente Napolitano è nel mirino. Ha catalizzato le critiche, ben accette in un sistema democratico, ma, soprattutto, vere e proprie offese. A ripetizione. Ha ribadito spesso che non si farà intimidire. Beppe Grillo non ha mai lodato Napolitano. Lo soprannominò «Morfeo». L’accusava di firmare ad occhi chiusi provvedimenti irricevibili, come il lodo Alfano. Tutti (o quasi) i 5 Stelle hanno seguito il comico, tanto che dopo l’incontro al Quirinale per le consultazioni post elettorali il capogruppo al Senato, Vito Crimi, disse, schernendolo, «Ultimamente l’ho visto un po’ più sveglio». E pensare che proprio in quell’occasione sembrò che il comico e il Presidente avessero trovato un terreno comune, tanto che Beppe alla fine del colloquio commentò: «Mi è piaciuto molto». Da allora Grillo ha eliminato «Morfeo» dal suo dizionario ma l’idillio è durato pochi giorni. I simpatizzanti del MoVimento hanno superato spesso il limite, usando espressioni anche peggiori del «boia» affibbiato a Napolitano l’altroieri in una conferenza stampa dal deputato Giorgio Sorial, indagato dalla Procura di Roma per vilipendio. Tempo fa ventidue frequentatori del blog sono stati inseriti nel registro degli indagati dalla procura di Nocera Inferiore per «offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica». Avevano commentato con insulti un post di Grillo in cui il Capo dello Stato veniva definito «salma». Il comico non ha mai smesso di attaccare. Ha anche chiesto a Napolitano di proporre la cancellazione del reato di vilipendio. «Nell’Italia repubblicana esiste un reato che richiama l’assolutismo monarchico e la figura di Luigi XIV: il vilipendio del presidente della Repubblica. L’articolo 278 del codice penale recita "Offese all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. Chiunque offenda l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni" - chiariva in uno dei tanti post sul tema - Il reato di vilipendio deriva dal Codice Rocco del periodo fascista». Dopo il discorso del Capo dello Stato di fine 2013, i riflettori si sono accesi ancora una volta sulle reazioni scomposte di Grillo e di alcuni commentatori del suo blog. Tanto che il comico ha fatto notare come siano comparsi commenti con insulti e minacce ai danni del Capo dello Stato anche sul sito di Repubblica . Mal comune mezzo gaudio. Del resto anche altre forze politiche se la sono presa con il Quirinale. Il leader del Pd Matteo Renzi criticò il messaggio di Napolitano al Parlamento in cui si caldeggiavano amnistia e indulto per dare una risposta immediata al sovraffolamento delle carceri e, di fronte alle polemiche, precisò: «Nessuna lesa maestà se si critica il presidente della Repubblica». Anche il numero uno di Forza Italia, Silvio Berlusconi, non ha fatto sconti al Quirinale, soprattutto perché si aspettava che il Capo dello Stato intervenisse in qualche modo per evitare la sua decadenza. Da parte sua, Napolitano ha sempre mostrato serenità. Sono stati i leader di Pd e Pdl, incapaci di trovare una soluzione diversa, a chiedergli di restare per un secondo mandato. Hanno anche applaudito quando Napolitano li ha criticati e spronati alle riforme nel primo discorso alle Camere. Ma la memoria, si sa, non è il forte dei parlamentari.

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