Politica

«Governo Renzi-Cav». Toti spiazza FI

Il «consigliere» di Berlusconi apre a un esecutivo di scopo con il leader Pd I falchi azzurri insorgono: «Se salta l’accordo sulle riforme c’è solo il voto»

Per ora viene derubricata come una «gaffe» di Giovanni Toti. «Cercava i titoli dei giornali» accusa velenoso un deputato di Forza Italia nei corridoi di Montecitorio. Ma è inevitabile che la prospettiva di un governo a guida Matteo Renzi con il sostegno attivo di Silvio Berlusconi sia oggi assai meno lontana di quanto era lecito immaginare appena qualche mese fa, quando in piena campagna per le primarie l’attuale segretario del Pd si schierò senza se e senza ma per la decadenza del Cavaliere da senatore. A innestare la miccia è stata l’intervista concessa dall’ormai ex direttore del Tg4 al Corriere della sera , vero e proprio battesimo di fuoco per il neo «consigliere politico» di Berlusconi. Toti ha detto tante cose, ma quella destinata a conquistare i titoli dei giornali ha riguardato la possibilità di un governo di scopo Renzi-Berlusconi nel caso in cui l’accordo sulla legge elettorale e le riforme dovesse saltare. «Abbiamo fatto un governo con un esponente del Pd una volta, non sarebbe un problema una formula di questo tipo, se l’obiettivo è chiaro». E l’obiettivo in questione sarebbe rifare la legge elettorale insieme, stavolta senza dover trattare con tutti i piccoli partiti dell’attuale maggioranza. Peccato che l’intemerata di Toti non abbia tenuto conto della situazione attuale di Forza Italia, dove il «cessate il fuoco» tra le varie anime dovuto alla storica intesa Renzi-Cav sta a poco a poco cedendo il palcoscenico alla ripresa delle ostilità. Sulla legge elettorale, dove aperture e smentite si rincorrono minuto dopo minuto, così come sul caso De Girolamo, tra chi riaccoglierebbe a braccia aperte l’ex ministro e chi non vuole aver niente a che fare con la «traditrice». Così, anche le parole di Toti in breve tempo finiscono nel mirino del fuoco amico. È il capogruppo al Senato Paolo Romani il primo a smentire l’ipotesi governo di scopo. «Non mi sembra una cosa all’ordine del giorno» è il suo commento lapidario. E c’è chi, tra i deputati, scegliendo l’anonimato non nasconde l’irritazione per delle parole che sembrano voler consegnare i voti dei moderati a Matteo Renzi. L’ipotesi governo di scopo, peraltro, non viene vista bene neanche al Nazareno. «Per Berlusconi se fallisce il percorso della legge elettorale c’è solo il voto - argomenta un "azzurro" - e anche Renzi non si sporcherebbe mai le mani con un governo di "larghe intese", seppur di "stretta durata"». Peccato che, se si andasse al voto con il proporzionale, un’alleanza tra Pd e Forza Italia resterebbe l’unica risposta allo stallo istituzionale. «È vero - replicano ancora i "berluscones" - ma in quel caso Renzi avrebbe perlomeno tutti i suoi uomini in Parlamento. Mentre ora il Partito Democratico, almeno alle Camere, è ancora a trazione bersaniana. E riserverebbe al segretario lo stesso martirio che lui sta dedicando a Letta». Il Renzi-Berlusconi, quindi, resta un’ipotesi solo per la prossima legislatura. Il rottamatore ci starebbe? La risposta sta in quello che successe meno di un anno fa, quando l’impasse del dopo-voto convinse Napolitano ad affidare l’incarico ad Enrico Letta. In quelle ore concitate anche il nome di Renzi si rincorreva sempre più spesso per Palazzo Chigi, e il sindaco di Firenze si premurò di far sapere al Colle che sarebbe stato disponibile a ricoprire l’incarico. In realtà, pare che Napolitano a Renzi non abbia mai pensato seriamente. Ma, al prossimo giro, non potrebbe fare altrimenti.

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