Caro direttore, nonostante la sentenza di assoluzione piena, non riesco a provare un senso di compiuta felicità in questo momento. Provo invece sentimenti contrastanti. Sono lieto che il tribunale di Roma abbia deciso, con una decisione assolutamente rara e coraggiosa, di andare oltre la semplice prescrizione, visto che il tribunale stesso, in base a quanto emerso in dibattimento, ha verificato che questo processo non doveva neanche iniziare visto che era comunque prescritto. Il codice prevede una sola eccezione per non applicare la prescrizione, che è quella dell’evidente prova dell’innocenza dell’imputato. Quindi oggi il tribunale ha finalmente posto fine a questa vicenda con la più ampia formula di assoluzione nei miei confronti. Questo mi allieta e in parte mi ripaga per tutte le sofferenze subite in questi quattro lunghissimi anni. Ma come posso essere felice per una vita che mi è stata rovinata? L’accusa da cui mi sono difeso mi ha mostrato all’opinione pubblica come un «trafficone» e mi ha provocato delle sofferenze personali indicibili che non auguro nemmeno al mio peggiore nemico. Quella che mi ha posto al pubblico ludibrio è stata una campagna mediatica senza precedenti messa in opera senza conoscere le cose. La stessa requisitoria tenuta dai pubblici ministeri faceva affidamento su un giudizio già espresso da parte dell’opinione pubblica attraverso i media. Una campagna mediatica svolta fuori dal processo e senza tenere minimamente conto di tutto ciò che è emerso durante tutta la fase dibattimentale: testimoni, prove, documenti e indagini. Il tribunale però ha giustamente preso la decisione di basare le proprie valutazioni secondo ciò che è emerso durante il dibattimento. Io ho sempre e comunque partecipato a tutte le udienze e ho sempre pensato di difendermi dalle accuse, dentro il processo. Il tempo mi ha dato ragione. Questa sentenza conferma che non ho mai mentito e che ho sempre detto la verità, ma nulla può ripagarmi per quello che ho subito in questi quattro anni. Mi sono difeso nel processo e ho ottenuto giustizia, ora però voglio dimenticare quanto successo. Ho letto un’infinità di volte le «carte» che mi accusavano cercando di capire cosa ci fosse contro di me e tutte le volte non riuscivo a capire. Stamattina alle cinque ho sentito mia moglie e le ho detto di stare tranquilla. Le ho detto che la verità noi la conoscevamo e che sarebbe venuta fuori prima o poi, e così è stato. Poi l’ho risentita subito dopo la lettura della sentenza che mi ha assolto: lei è scoppiata a piangere. Ora voglio solo ritrovare la serenità mia e della mia famiglia. Voglio tornare a recuperare il sorriso, riuscire a ridare un po’ di gioia alla mia famiglia e a quelli che mi vogliono bene e che in questo periodo mi hanno fatto sentire tutto il loro affetto. Dalla politica ho avuto molte soddisfazioni e grazie alla politica ho ricoperto ruoli molto importanti, ma dalla politica ho anche ricevuto questa amarezza incalcolabile. Ora ho solo bisogno di recuperare serenità. Non abito più in quella casa da anno e mezzo ormai. Ho già fatto un compromesso per la vendita dell’appartamento. Nei prossimi mesi, finalmente, me ne liberò completamente.
Scajola: «Non sono un trafficone»
L’ex ministro ci scrive: «Questa sentenza conferma che non ho mai mentito ma nulla può ripagarmi per quello che ho subito in questi quattro anni»
