Saranno in cinque a competere per la segretaria in Sicilia. Non s’è mai visto un Pd così spaccato. A portare a tutti contro tutti, l'accordo siglato da Matteo Renzi con Gianni Cuperlo e che lancia il giovane turco Fausto Raciti al vertice dei Democratici siciliani. Un’alleanza che finisce per spaccare il partito, creando mal di pancia tra gli stessi renziani a tal punto che lo stesso capo degli ‘scissionisti’, Antonio Ferrante, entra anche in partita per la segreteria. In sostanza, il tentativo di un accordo unitario tra tutte le anime democratiche, portato avanti dal deputato, Davide Faraone, è fallito davanti all'impossibilità di mettere al posto giusto i tasselli dell'elezione del nuovo segretario, il rimpasto nel governo Crocetta e le candidature alle Europee. Nell'area Renzi, come tra i cuperliani, non sono pochi i dissidenti rispetto alla linea di Renzi. Qualcuno parla addirittura di "commissariamento" da parte del segretario nazionale, che avrebbe chiuso l'intesa nell'ambito dell'accordo con i Giovani Turchi sulla legge elettorale. Ma l’operazione va oltre, vede Renzi come ‘Cavallo di Troia” sotto la regia dell’immortale Massimo D’Alema in coppia con Mirello Crisafulli. In altre parole, Raciti è uomo dei due pezzi da novanta del Pd, e che viene spacciato per renziano. Va da sé che in questo scenario il responsabile Welfare del Pd non riesce a convincere nemmeno l’uscente segretario (anch’egli candidato), Giuseppe Lupo, a schierarsi con Raciti. Anzi Lupo rilancia e sferra un colpo basso ai vertici romani: “Non condivido l'idea che un'intesa unitaria di partito possa fondarsi su un accordo di potere per la spartizione di poltrone di governo e sottogoverno". Raciti non ha frequentato più di tanto il Pd isolano pur essendo siciliano. Volato a Roma già a 24 anni per guidare la giovanile del Pd, il candidato alla segretaria è stato dapprima ‘giovane turco’ e poi cuperliano di ferro, ed è stato eletto alla Camera senza passare dalle Primarie. Ieri era a Palermo: "Sono stato sempre piuttosto estraneo alle dinamiche interne e ai conflitti – ha detto Raciti -. Il problema non e' Faraone o Crisafulli, ma c'e' un fatto politico importante: diverse aree che a livello nazionale sono distanti qui si sono ritrovate, chiedendo la mia disponibilita', mi sembra un passo eccezionale e di rilievo". Per la cronaca, gli altri due candidati alle primarie per la segreteria in programma il 16 febbraio sono la civatiana Antonella Monastra e Giuseppe Lauricella.
Sicilia, il rinnovo della segreteria spacca il Pd
Saranno in cinque a competere. A portare a tutti contro tutti, l'accordo siglato da Renzi con Cuperlo e che lancia il giovane turco Raciti al vertice dei Democratici siciliani
